La risposta possibile dei borghi tra tecnologia e qualità della vita

Quello in via di estinzione è un intero paesaggio antropologico, fatto di memoria, tradizione, storia, bellezza e il rischio che corriamo è quello di ritrovarci sradicati in un mondo asettico, privo di storia e di personalità. La sopravvivenza dei piccoli borghi rurali è messa a dura prova dalle esigenze della modernità che conducono ad un’urbanizzazione sempre più selvaggia, oltre che dalle logiche di una politica economica figlia della crisi, volta più al risparmio che alla lungimiranza.

Opporsi a questo stato di cose non è impossibile, né inutile, dato che proprio dalla crisi economica di questi anni potrebbe venire la spinta a cercare nuovi sbocchi economici nel turismo, nell’agricoltura ecosostenibile, nelle sfide della green economy, mentre l’emergenza migratoria sempre più impellente potrebbe condurre ad un ripopolamento dei territori che si svuotano nell’ottica di una piena integrazione e occupazione. Sono uno di quelli che ha sempre creduto nelle potenzialità dei borghi, come quello in cui sono cresciuto e, al quale ho dedicato e dedico gran parte della mia vita, come amministratore, convinto della possibilità di un rilancio dei piccoli comuni che passa dall’idea di un modello di sviluppo che faccia leva sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Le sfide tecnologiche rendono ancora più impellente la necessità di servizi di cui un piccolo paese è spesso sprovvisto. Non possiamo chiedere oggi ai ragazzi di vivere nei nostri borghi senza un’adeguata connessione internet. La tecnologia potrebbe invece fornire delle risposte a delle carenze strutturali di fornitura dei servizi, tipici delle aree interne. I piccoli Comuni, 5.868 in Italia, costituiscono il 72% dei Comuni italiani e, a fronte di un patrimonio straordinario di beni culturali e ambientali, di tradizioni antropologiche e abilità manifatturiere, di saperi e convivialità, vivono un momento di debolezza e di crisi delle loro secolari identità storiche e culturali. Questo processo involutivo, dovuto a numerosi fattori socio-economici difficilmente contrastabili, trova ulteriore accelerazione nelle logiche di razionalizzazione della spesa e nel duro rigore finanziario, che impone la riduzione dei costi, il taglio dei servizi, la salvaguardia degli equilibri di bilancio.

La politica oggi dovrebbe partire da questo quadro negativo per riaffermare la necessità di conservare i valori e l’identità di un paesaggio antropologico che sta scomparendo, investendo risorse e idee, facendo leva sull’orgoglio territoriale, quello che è in grado di non rinunciare a sé stesso, che non si chiude in una nostalgica rinuncia alle opportunità, ma che è pronto a rilanciare, a rimboccarsi le maniche per ridefinirsi in un contesto che non è più lo stesso, adeguandosi.

La legge sui piccoli Comuni, da questo punto di vista, offre un sistema integrato di finanziamenti utili a compensare il disagio che percorre quotidianamente le strade di un borgo. Misure per il recupero e la riqualificazione dei centri urbani, adeguamento del gap esistente sulle infrastrutture informatiche, potenziamento dei servizi scolastici, sanitari e alla persona. Ma è inutile nascondersi, occorre fare di più. Bisogna rilanciare una progettualità dal basso, dai territori, che sono i veri custodi consapevoli di questi patrimoni. Questi devono partecipare alla costruzione di un percorso politico collettivo che porti all’individuazione di una strategia di rilancio.

Gli amministratori locali, le associazioni di categoria e tutti i portatori di interessi, devono farsi parte attiva di un percorso, elaborando, insieme, un’idea di rilancio per contrastare il disagio insediativo, puntando su tradizione e innovazione, sulla tutela dell’ambiente, sulla rigenerazione del patrimonio abitativo, sull’uso delle rinnovabili, dando avvio ad un’economia circolare che parte del basso, investendo energie sull’esistente. I territori devono diventare attori di un processo di adeguamento alla modernità, senza smarrire la tradizione, la cultura e il senso di appartenenza ai luoghi, ma valorizzandoli per renderli appetibili ad un turismo sostenibile, che ne rispetti il valore. I dati del 2017, infatti, ci dicono che i flussi turistici verso i piccoli Comuni sono in crescita del 12,7%: occorre, quindi, inserirsi in contesti più ampi, di rete, promuovendo forme di ricettività diffusa che partano dalle strutture esistenti, arricchendole con le strutture dismesse, quali caselli ferroviari e case ANAS, recuperandole e rendendole funzionali a tale scopo. In questo contesto, la comunità deve diventare essa stessa parte del viaggio, offrendo esperienze in grado di far toccare con mano l’autenticità dei luoghi.

La prospettiva è quella di far diventare questi luoghi dei laboratori di sostenibilità, dove sia possibile sperimentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, fino all’istituzione delle “Oil free zone”, la riduzione delle emissioni di CO2, la gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale, anche tramite lo scambio dei crediti derivanti dalla cattura dell’anidride carbonica, la gestione della biodiversità e la gestione integrata e certificata delle risorse idriche;  dare attenzione alle produzioni alimentari tipiche e biologiche, nell’ottica del “Made Green in Italy”, valorizzando, ad esempio, la cultura del vuoto a rendere; costruire con l’edilizia sostenibile e consolidare il territorio con l’ingegneria naturalistica; dare spazio ad una nuova mobilità che riduca la marginalizzazione dei territori delle aree interne. Il tutto nel quadro della “Strategia delle Green Community” introdotta dal Collegato Ambientale del 2016 per le comunità che si votano alla sostenibilità e della Strategia Nazionale per le Aree Interne.

Un contesto, in sintesi, in cui migliora la qualità della vita e in cui i residenti siano indotti a rimanere ancorati. È su questo che dobbiamo, con grande determinazione, iniziare a mettere in campo idee e progetti, ed è su questo che ho deciso di investire la parte più nobile del mio impegno politico e sociale, per tornare a respirare il profumo del mio paese.