La rigenerazione necessaria per la sinistra abruzzese

A prescindere dalle vicende legate all’elezione al Senato del Presidente D’Alfonso, tra circa un anno in Abruzzo si tornerà al voto. Non è questo il luogo dove tirare le somme e fare bilanci, ma è importante avviare una discussione non più rinviabile, perché i percorsi politici non possono sottostare ai tempi dell’elettoralismo last minute.

Quattro anni fa il centro-sinistra vinse le elezioni regionali e ora, come per ogni esperienza di governo, si intersecano i giudizi positivi e negativi sull’operato. Generalmente il sentimento è positivo verso le politiche ambientali con una Regione che si è fatta carico nella maggior parte dei casi delle istanze in difesa del territorio e dello sviluppo sostenibile, grigio per quanto riguarda le politiche del lavoro, tra una scarsa programmazione di lungo periodo per lo sviluppo economico al riconosciuto impegno della Giunta regionale nel dare battaglia in difesa del lavoro nelle tante vertenze e crisi industriali apertesi in tutta la regione. Rimangono invece ampie critiche sulla sanità, a partire dalla chiusura di tanti presidi ospedalieri nelle aree interne, dove si scontano anche le scelte di politica nazionale e le necessità di bilancio.Gli ultimi mesi di governo potranno senza dubbio rappresentare una svolta, un’opportunità per correggere il tiro nel solco dei percorsi tracciati dalle parti sociali e dalle associazioni di categoria.

A prescindere dalle dinamiche nazionali, il centro-destra troverà le condizioni per presentarsi unito, un secondo polo sarà rappresentato dal Movimento 5 Stelle, va messo insieme appunto il terzo, quello della sinistra e dei progressisti. Ma è questo un obiettivo che non va dato per scontato, troppe fibrillazioni, troppi disaccordi, troppi protagonismi stanno logorando una coalizione che non può in questo senso ritenersi rinnovabile tout court. Se è vero che il terzo polo rappresenta l’unica massa critica abile a battere destre e 5 stelle è altrettanto vero che esso dovrà nascere sotto il segno della discontinuità. Solo una profonda rigenerazione renderà competitiva una nuova coalizione di sinistra.

Occorrono profondi cambiamenti e, in primo luogo, credo sia necessario ristabilire un metodo, quello del confronto, dell’ascolto, senza primi inter pares e arroganza, costruendo una coalizione politica e sociale, fondata appunto sulla politica e non sulle persone. Insomma, ripartire dai fondamentali, dunque, per prima cosa, ripartire dalla politica: una coalizione non è un comitato di gestione del potere, ma un’alleanza di forze politiche alleate per il progresso della regione. Sembrerà scontato, ma troppe volte questo principio ha lasciato il passo ad altre priorità. Sono appunto il programma e le idee gli oggetti attorno a cui coalizzarsi, non al contrario, la paura di perdere.

Un’idea di regione da costruire e far crescere attraversando i territori e la società, collegialmente, orizzontalmente e democraticamente, ripristinando il ruolo fondamentale dei partiti e introducendo forme di partecipazione aperta. Ancor prima delle primarie sul leader vengono le primarie del programma, delle idee e, parlando di primarie vorrei sciogliere un nodo: dal Presidente ai Consiglieri tutti dovranno essere emanazione del nuovo programma e non viceversa. Non potrà essere il tema della continuità l’asse portante, ma al contrario il cambiamento. Un cambiamento radicale per l’alleanza delle forze progressiste e di sinistra che passa anche per un grande processo di rinnovamento dal punto di vista delle persone. Per una nuova stagione occorrono nuovi protagonisti, nuove biografie connesse con i cittadini e le problematiche della regione.

L’altra gamba della rigenerazione è la chiarezza, non si può infatti avallare una continua estensione della coalizione verso il centro-destra mascherato da civismo, la coerenza politica è un tratto fondamentale, uno spartiacque, a maggior ragione nel momento in cui tutto lo scenario politico si polarizza. Non sarà una coalizione dei volenterosi a vincere le elezioni né quella dei responsabili in opposizione ai populisti, solo una chiara identità al fianco dei settori più in difficoltà della società potrà competere contro l’imbarbarimento generale.

Nel contesto della difficile ripresa economica occorrono governi disposti a spendersi fino in fondo, con coraggio, con l’obiettivo di ripristinare servizi pubblici efficienti, tutelare il lavoro e far crescere l’occupazione, con una visione d’insieme ben precisa tesa allo sviluppo economico, al progresso sociale e intelligenti politiche ambientali. I prossimi anni per l’Abruzzo potranno essere quelli del salto di qualità se vedranno il protagonismo di una politica onesta, vicina ai cittadini e coraggiosa, un compito che la sinistra potrà assolvere a condizione di una profonda rigenerazione necessaria ma ancora tutta da scrivere.