Le infrastrutture non sono un optional

Un legame sempre forte quello tra l’Abruzzo e Roma. Fin dagli inizi del ’900 gli abruzzesi rappresentarono una delle componenti principali del grande flusso di persone attratte dallo sviluppo della nuova capitale del Regno d’Italia dopo il 1870. Un flusso accresciutosi poi ad ogni generazione, grazie alla vicinanza tra la città e la terra d’origine che ha permesso di mantenere saldi rapporti con il tessuto sociale della propria terra.

Agli emigranti si sono aggiunti poi, da diversi decenni, i pendolari che mantengono in Abruzzo la propria residenza, ma si spostano a Roma per lavoro o studio, anche se, con lo sviluppo dei poli universitari locali, il numero degli studenti abruzzesi nella Capitale è diminuito. Attualmente alcuni studenti romani compiono addirittura il percorso pendolare inverso, per recarsi nei meno congestionati e più tranquilli atenei abruzzesi.

Impossibile inoltre, non sottolineare il ruolo dei Parchi d’Abruzzo che rappresentano un autentico polmone verde del centro Italia: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, del Gran Sasso e Monti della Laga, della Majella e Morrone, il Parco Regionale Sirente-Velino, oltre alle numerose riserve naturali.

Anche l’importanza che l’agricoltura mantiene nell’ambito dell’economia abruzzese continua a rendere lo scambio commerciale con la capitale particolarmente importante. In futuro questa relazione sarà destinata ad accentuarsi vista la crescente tendenza al gradimento per il cibo biologico e la vita sana godibili nei numerosi agriturismi presenti in Abruzzo che riescono a incentivare in maniera incisiva il turismo della Regione.

Va da sé che il collegamento rapido con Roma ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo abruzzese. La realizzazione dell’autostrada nel periodo d’oro del boom economico, ha accompagnato il nuovo salto di qualità dell’economia abruzzese, anche se si è sempre privilegiato in qualche maniera l’area costiera piuttosto che non le aree interne, pur mantenendo L’Aquila una maggiore valenza culturale e, di contro, Pescara una maggiore vitalità economica.

Tuttavia, se tutti gli indici economici dimostrano che l’Abruzzo sta al di sopra del resto del Mezzogiorno, gli stessi dati confermano che questo sviluppo nell’ultimo decennio si è in qualche modo arenato. Questo stallo è inoltre alimentato dalle evidenti disparità nello sviluppo delle infrastrutture e dell’economia del territorio regionale. Problema questo di cui è invece doveroso e possibile farsi carico pensando ad una programmazione politica di opere di collegamento delle aree interne, da sempre rimaste isolate. Il fine è quello di realizzare trasporti competitivi e sostenibili di merci e passeggeri, nel momento in cui si ragiona in termini non di sola Roma-Pescara, ma di una ridondanza di tre, quattro o cinque linee trasversali da creare lungo l’asse Est-Ovest (Adriatico-Tirreno).

È noto che un potente attrattore di investimenti per le attività produttive è, tra le altre cose, la presenza di infrastrutture efficienti e la minore incidenza dei costi logistici.Ciò che ci si augura dunque, è un intervento che proponga di riagganciare il Mezzogiorno alle economie del centro-nord, valorizzando la sua posizione competitiva nel Mediterraneo e creando anche un nesso economico funzionale con le aree portuali che sono efficienti soltanto qualora funzionino i trasporti su ferro, aria e terra.

Quindi, il parametro per compiere scelte oculate deve essere ricercato in una cornice nazionale ed europea.  Un piano certo ambizioso, ma il cui impatto positivo potrebbe essere epocale.