Etica della terra e governo locale. Amministrare tra realismo e idealità

Di Sabrina Ciancone

Un amministratore locale è quotidianamente in tensione tra le impellenze della contingenza e l’anelito verso l’idealità, schiacciato dalla traduzione in azioni impietosamente concrete e spesso distanti dalla teoria politica.

Ogni attore del complesso sistema del governo locale si trova, quindi, a sostenere piccole parti di responsabilità, inserite in questioni globali esorbitanti: migranti, lavoro, sanità, educazione, paesaggio.Porzioni di pesi, microscopiche forze, nella certezza che le flebili, singole voci sono mitèmi di una narrazione lunga. I dilemmi diventano allora: di quanta responsabilità sono titolare? quanto posso contribuire alla soluzione generale con le mie azioni singole? come riesco a contrastare ciò che a monte e a valle rischia di vanificare il mio lavoro? Quanto è profonda la discrasia tra slancio e realtà? Se il disorientamento ideologico è particolarmente acuto oggi, si cerca a volte il conforto più grande nell’etica applicata. Nel dilatato campo della tutela dell’ambiente, è paradigmatico come la filosofia morale abbia impregnato le azioni normative.

Nell’etica tradizionale, l’universo morale consiste di contemporanei e il suo orizzonte futuro è limitato alla durata probabile della loro vita. La natura come responsabilità umana è stata una novità sulla quale la teoria etica ha dovuto iniziare a riflettere. La proposta di Hans Jonas recita: “La presenza dell’uomo nel mondo era un dato originario e indiscutibile dal quale scaturiva ogni idea di dovere nel comportamento umano. L’idea che l’umanità cessi di esistere non è affatto autocontraddittoria, come non lo è l’idea che la felicità delle generazioni presenti e di quelle immediatamente seguenti sia ottenuta al prezzo della sventura o addirittura della non esistenza delle generazioni future”.

L’etica della responsabilità abbandona le dimensioni della prossimità spaziale (la nostra tribù), temporale (i nostri figli) e di specie (la razza umana). D’altro canto, la morale tradizionale impone obblighi solo nei confronti dei propri simili. Nel mondo antico la natura era considerata invulnerabile e sottratta al potere dell’uomo, e all’ambito extra-umano non era riconosciuta rilevanza morale. L’ecologia, l’etica della terra, nascono dalla consapevolezza che l’uomo è responsabile della sopravvivenza e dell’integrità del proprio habitat, dal quale dipende la sua stessa esistenza; tutti gli esseri sono coinvolti nella comunità di vita della terra e sono interdipendenti.

Aldo Leopold definisce un comportamento giusto “quando tende a preservare l’integrità, la stabilità e la bellezza della comunità biotica; è ingiusto quando tende altrimenti”. A questo punto: quali sono le azioni giuste che il governo locale della terra dovrebbe assumere e che rilevanza possono avere negli equilibri planetari? Etica della responsabilità, della terra, etica dei luoghi.

Il pluralismo amministrativo porta a garantire spazi di decisione locali, a salvaguardare le specificità territoriali, a valorizzare patrimoni sociali e culturali di una determinata zona. Il territorio urbano oggi si distingue soprattutto per una sorta di alienazione delle regole insediative dai patrimoni identitari del luogo, per un’espansione dissipativa e entropica, per un rapporto tra cittadino e luogo dell’abitare anonimo. Una necessaria ecologia sociale presta allora attenzione ai paesaggi urbani, nella continua tensione verso un riequilibrio sostenibile tra polis e natura.

Nei nostri territori dolenti, in aree fragili e marginali, tra inconsapevoli enti sovraordinati ed egoismi privati, quale è la direzione per attuare una miniatura di salvaguardia, gestione e pianificazione del paesaggio? Ha senso se il percorso è condotto in solitudine? Una doverosa educazione alla cittadinanza attiva mira ad una responsabilizzazione collettiva, a verificare quotidianamente l’anelito dell’art. 118 della Costituzione.[1]

Ma senza la lungimiranza dell’unione e l’umiltà del dialogo non riusciremo. A tal fine, il ruolo delle comunità locali è determinante. I rappresentanti eletti svolgono solo una parte della decisone pubblica. Condurre gli abitanti dei luoghi alla consapevolezza della rilevanza di ogni gesto che si amplifica nel tempo e nello spazio è la prospettiva più degna anche delle politiche della terra.

Non riesco ad immagine sintesi migliore di tutto il discorso fin qui svolto delle parole del Maestro Michelangelo Pistoletto che illustra la sua idea di Terzo Paradiso: “È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa ‘giardino protetto’. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita”.

In conclusione si rende necessario un coinvolgimento ampio e consapevole di tutti gli abitanti dei luoghi come strumento di governo per attuare ragionevoli etiche della terra. Il concetto sembra più veritiero ed efficace se espresso con il lirismo de Il signor giardiniere di Frèdèric Richaud: “Un raggio di sole aveva forato la scorza delle nuvole, attraversato l’opacità di un vetro e si era posato su uno stelo. Il giardiniere si era chinato verso quella cosa fragile che soffriva nel silenzio della sua linfa per costruire ciò che doveva diventare”.

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[1] Art. 118. “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.”