La storia è scandita dall’egemonia culturale della nazione dominante

Di Scipioni Cesare Augusto

A ogni epoca la sua egemonia culturale, verrebbe da dire. Ogni ciclo storico è stato dominato da una nazione “magistra vitae” che, grazie alla sua potenza economica, era in grado di influenzare usi e costumi di tutti gli altri paesi; secoli prima della nascita di Cristo, era la Grecia, poi Roma, poi Bisanzio, poi gli arabi, fino alla Francia e all’Inghilterra nei secoli più recenti. La fine dell’egemonia di ognuna di queste era spesso causata da un’ altra potente nazione emergente che segnava la fine di un’ epoca e l’ inizio di un’ altra. Credere che la storia sia sempre la stessa e che quindi si ripeta ciclicamente è un’opinione come anche credere che la storia cambi e che, magari, gli uomini traggano dagli errori passati esperienza, che migliorerà poi la generazione futura.

Gli Stati Uniti d’America hanno imposto, nell’ultimo secolo, il loro modello di società capitalistica, determinando le politiche di ogni altra nazione del blocco occidentale. L’ abbagliante Sole yankee rischia però seriamente di essere eclissato da una Luna tutta cinese, che fino a qualche anno fa ne aveva solo riflettuto la luce. La Cina, infatti, dopo i duri anni dell’umiliazione, nell’ottocento, sembrava essersi chiusa in un nazionalismo tutto suo. Oggi tuttavia il paese ha abbracciato la vocazione esterna e si è riorganizzato sia politicamente che economicamente, affacciandosi sul mercato mondiale forte dei suoi 1,4 miliardi di abitanti e in pieno boom economico. Sembra quindi che la crescita esponenziale della potenza cinese potrebbe portare ad una guerra commerciale tra il Regno di mezzo americano e la vecchia, di circa cinquemila anni, guardia cinese che, con la sua rapida diffusione nel mondo occidentale ha spaventato il presidente della Casa Bianca Trump, tanto da costringerlo a porre dei pesanti dazi sulle merci cinesi.

La competizione tra queste due potenze non è, però, solo di carattere commerciale ma anche militare: la Cina infatti ha modernizzato la sua Armata Popolare di Liberazione, aumentando il budget fino a 151 miliardi di dollari, certo ancora pochi se paragonati ai 603 miliardi investiti dagli USA. È forse impossibile cercare tuttavia le ragioni di una possibile cooperazione.

Secondo Gideon Rachman, ci sono alcune grandi idee che dividono Cina e America. La storia in primis e le evoluzioni di un popolo che ne delineano i tratti e i modelli del pensiero. Da un lato c’è l’antica Cina, che ha visto periodi positivi e negativi talvolta lunghi anche secoli, dall’altro c’è una giovane America che dalla sua nascita, poco meno di 250 anni fa, ha avuto un miglioramento continuo. Queste differenze si scaricano sul concetto di nazione, di cittadinanza ed emigrazione ad esempio, basta infatti che un immigrato in America imbracci le idee della Dichiarazione di Indipendenza e della Costituzione e in qualche anno lui e di certo anche i suoi figli diverranno americani. Al contrario un immigrato in Cina non sarà mai cinese, come anche un cinese emigrato resterà sempre un cinese emigrato. La stessa concezione di governo è radicalmente differente: sin dalla Guerra d’Indipendenza, gli americani hanno enfatizzato valori come la libertà e la democrazia, portando in alto lo stendardo dell’ universalismo su cui dovrebbe basarsi la politica degli USA, che ritiene necessario, almeno in apparenza, proteggere il singolo cittadino dallo Stato troppo potente; la Cina invece, dà importanza alle gerarchie, al lavoro, come nel pensiero di Confucio, promosso dal governo cinese, e ad uno Stato forte che non permetta disordini e guerre civili, che sia quindi unito.

Sarebbe bene riflettere anche sulla importanza della differenza linguistica tra questi due colossi: la lingua cinese, come anche quella giapponese, mira ad imbracciare la natura stessa ed è più poetica che immediata, mentre quella anglo-americana è improntata a uno scopo puramente utilitaristico. Proprio lo studio a l’estero della lingua è uno dei più importanti indicatori dell’influenza culturale di una nazione; basti pensare a quanti studiano l’inglese. Non saprei chi può garantirci che tra qualche anno, a scuola, non si studierà il mandarino.