Breve guida all’immunologia da social

Di Valentina Angelucci

“Libertà, libertà, libertà” urlata a gran voce, questo il coro che si è levato in alcune piazze italiane negli ultimi giorni. Un grido di protesta che evoca grandi battaglie, di fronte alle quali non si può restare indifferenti. Soffermandosi a leggere i manifesti però fervore si affievolisce di fronte alla rivolta del popolo dei no vax, sceso in piazza dopo la nascita del nuovo governo, speranzoso che si possa abolire la legge sull’obbligatorietà  delle vaccinazioni.

Non ci allarmiamo la nuova ministra della salute Giulia Grillo è un medico, l’augurio è che nel rispetto della professione possa fare la scelta giusta sebbene intorno al nuovo governo si sia concentrato il favore degli anti vaccinisti.

Vedo quei manifesti, ascolto gli slogan e la mia mente cerca sollievo, lo trovo in una trasmissione televisiva seguita giorni prima, in cui  il prof. Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia all’università Vita e Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano,  affermava: “la medicina non può essere democratica; è necessario sventare l’immunologia da bar.”

I vaccini hanno cambiato la storia dell’umanità contribuendo a debellare alcune malattie quali la poliomielite, il vaiolo, la pertosse solo per citarne alcune. Attualmente la ricerca si sta catalizzando su vaccini nella branca oncologica. Questi sono risultati basati su dati, non interpretabili e sui quali non si può obiettare.Eppure esiste il web,  in particolare i social dove tutto sembra seguire un percorso a sé stante, in cui è possibile apprezzare un numero considerevole di bufale sui vaccini, alcune talmente fantasiose da far apparire la penna di Stefano Benni e i racconti sulla Luisona storie di cronaca vera.

Citiamone alcune, la tesi allarmista: I vaccini sono troppi e sovraccaricano il sistema immunitario del bambino. Falso. Genitori state in campana un banale graffio sulla pelle di un bambino procura un numero di antigeni pari ad alcuni miliardi. Una puntura di zanzara alcune migliaia. Sommando tutti i vaccini arriviamo a quota 260. Come fronteggiare tutto questo? Bambini non correte, non giocate, non ridete e soprattutto copritevi con comode zanzariere.

La tesi complottista: i vaccini conterrebbero sostanze potenzialmente dannose per la nostra salute, così nocive da avere nomi da far rabbrividire quali bario, uranio, cesio, plutonio: falso. È provato quanto i vaccini siano puri.  Pur volendo considerare valida questa tesi ci si dovrebbe porre lo stesso dubbio riguardo a tutte le altre sostanze di tipo iniettivo a partire dagli antibiotici. Con cosa ci dovremmo curare? Riti magici ed erbe miracolose? Il complotto prevede che le certezze scientifiche finora elencate siano indice di asservimento alle case farmaceutiche. Ricordo che il diritto alla salute viene garantito dallo Stato che lo applica anche attraverso uno scrupoloso controllo sanitario.

Ancora più fantasiose le tesi di chi sostiene che la mancata vaccinazione ci renda liberi dalla malattia, da ogni tipo di malattia. Mi sfugge quale sia il meccanismo patogenetico alla base di tale postulato ma forse la comunità scientifica attuale non è sufficientemente aggiornata rispetto all’immunologia da social.

Infine, la tesi migliore, quella oltranzista. Questa scuola di pensiero vanta numerevoli adepti che non contestano l’uso dei vaccini ma semplicemente l’obbligatorietà. Qui i numeri svelano l’inganno. È infatti dimostrato come prima della legge il numero di bambini vaccinati era in rapida discesa e che al contrario l’obbligo ha fatto risalire le percentuali in maniera confortante comportando un benessere per tutta la società anti vaccinisti compresi.

Mi chiedo allora, ma se abbiamo la legge, gli italiani la rispettano, la comunità scientifica capeggiata dai pediatri la sostiene, è stato stimato che i costi per lo stato in prospettiva saranno inferiori, orsù dunque perché abrogarla? Inoltre la dualità tra la podestà individuale e il dovere dello stato a garantire il diritto di salute potrebbe essere applicata su ogni tipo di norma perché non applicare la stessa logica ad altre misure di sicurezza quali all’obbligo delle cinture o del casco?

Mi viene in mente allora la frase di una canzone attualmente in voga: “cambiano i ministri ma non la minestra” mi sento più serena, forse è un augurio per il futuro.