Smartworking, una possibile risposta allo spopolamento

Di Emanuele Zuffranieri

Piccoli comuni sempre più formato mini. Nei municipi fino a 5mila abitanti la popolazione si è progressivamente ridotta, con un calo che dal 1971 al 2016 ha fatto registrare quasi un -13 per cento. E questo mentre il numero degli italiani cresceva del 12 per cento. È l’effetto di un progressivo spopolamento dei centri minori, via via più intenso: dal 2011 al 2016 ha perso abitanti oltre la metà dei 5.570 piccoli comuni italiani.

Anche per invertire questa tendenza che è stata approvata di recente la legge per salvaguardare i comuni con una popolazione fino a 5mila abitanti. La nuova normativa prevede una serie di interventi per ridurre l’isolamento delle amministrazioni locali minori attraverso un rilancio delle attività economiche, l’accesso alla rete internet, la valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio, il risanamento e recupero del patrimonio edilizio, la riattivazione di servizi. Pendiamo il primo intervento, l’accesso alla banda larga. Grazie ad essa esisterebbe oggi la possibilità di processare nuovi metodi di lavoro, come la Smart Working.

Il 22 maggio è stata approvata la legge 81/2017 dal titolo “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. Questa norma disciplina, tra le altre cose, una tipologia di rapporto di lavoro autonomo che si è diffusa negli ultimi anni anche in Italia, il cosiddetto smart working o lavoro agile, che prevede che il lavoratore possa decidere in modo flessibile in quali orari e luoghi lavorare. I dipendenti, quindi, non sono più vincolati alla presenza fisica in una determinata sede in una fascia oraria prestabilita, ma godono di maggiore flessibilità e libertà di autogestione. La loro performance viene poi valutata in base al raggiungimento di obiettivi concordati con il datore di lavoro.

È stato dimostrato che lo smart working apporta numerosi benefici non solo al lavoratore, ma anche alle aziende. Dal punto di vista dei dipendenti, infatti, una maggiore flessibilità degli spazi e dei tempi di lavoro porta ad una diminuzione dello stress, a performance migliori – anche per quanto riguarda l’aspetto creativo, poiché aumentano gli stimoli e gli input esterni – e a un notevole miglioramento dell’integrazione tra lavoro, tempo libero e vita privata.

Dal punto di vista aziendale, invece, i vantaggi del lavoro agile si percepiscono sia a livello produttivo che di Employer Branding. Oltre all’aumento della produttività dei dipendenti e ad una maggiore flessibilità nella gestione dei gruppi di lavoro – anche grazie all’utilizzo di strumenti digitali per il lavoro da remoto – le realtà che adottano lo smart working godono infatti di maggior prestigio agli occhi dei giovani che entrano nel mercato del lavoro. I nuovi talenti, infatti, sono più attratti da aziende che offrono un modello di lavoro meno rigido rispetto al passato.

Allo stesso tempo, poi, nelle aziende che propongono il lavoro agile i lavoratori sono in media più soddisfatti del proprio percorso professionale, motivo per cui tendono a restare in azienda per più tempo.

Per concludere, quindi, per le aziende che vogliono migliorare il proprio Employer Brand, attrarre giovani di talento e aumentare la soddisfazione dei propri dipendenti, è opportuno prendere in considerazione progetti di smart working, nuova tipologia di lavoro autonomo che promette di diffondersi in modo consistente già nel prossimo futuro.

Questa soluzione che potrebbe avere dunque molteplici benefici, per il singolo ma anche le attività economiche e il tessuto produttivo locale, per gli enti locali, per la socialità, contribuendo a ridurre le cause di spopolamento tipicamente legate alla carenza di lavoro. In fondo perché essere schiavi dello stress cittadino, del traffico per arrivare in ufficio, dei prezzi alti degli affitti, quando si può godere della qualità della vita dei piccoli centri e lavorare allo stesso modo? a voi la risposta.