Messa in sicurezza dei beni archeologici. L’Aquila 9 anni dopo

Di Erika Iacobucci

Luci e ombre si proiettano sulla ricostruzione dell’Aquila a nove anni dal terremoto. C’è un gioiello dell’arte, il simbolo dell’Aquila che è ritornato a splendere e che getta speranze sul futuro. È la basilica di Collemaggio, con la sua pietra candida più bella di prima, tornata a custodire le spoglie di Papa Celestino V. Nel centro storico dell’Aquila circa il 70% degli edifici è vincolato dai Beni Culturali e per questo la città, unico caso europeo, è protagonista anche nel confronto all’estero, sulle modalità di gestione di eventi catastrofici come quelli che si sono verificati. I restauri e gli scavi di questi anni hanno portato continuamente alla luce sepolture e corredi funerari, strade, sculture, oltre a scoperte importanti persino nei palazzi.

Città costruita nei secoli dopo i numerosi terremoti, è affascinante per gli strati medievali, rinascimentali e barocchi che riemergono come gli strati dell’antica Troia. Il patrimonio culturale è una parte fondamentale dell’identità del popolo italiano, la sua tutela e valorizzazione è tra gli obiettivi prioritari enunciati nell’Art. 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione:“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ai nostri giorni, il Codice dei beni culturali promuove l’interdipendenza tra la ricerca, la tutela e la valorizzazione e il Codice degli appalti stabilisce il carattere preventivo e necessario dell’analisi archeologica in ogni intervento di carattere pubblico. Ma a fare i conti con il nostro patrimonio c’è la morfologia dell’Italia, uno dei pochi Paesi al mondo in cui rischio sismico, rischio idrogeologico e rischio vulcanico si sovrappongono. La città dell’Aquila fa i conti con i terremoti da quando è nata, ridisegnandosi di volta in volta e regalando testimonianze preziose che rinascono e si riscoprono.

I cantieri archeologici, aperti con mille difficoltà nel contesto della ricostruzione aquilana, hanno contribuito ad arricchire la consapevole memoria del passato. È nostra responsabilità affrontare questo tema compiendo atti concreti come la messa in sicurezza di tutto il patrimonio archeologico. I restauri del patrimonio culturale non smettono di regalarci sorprese: dalle murature di Palazzo Morini-Cervelli, nel centro storico della città, riemerge una Pietà in stucco coperta da secoli, risalente al XV-XVI secolo. Negli ultimi mesi forte è stato il dibattito sull’esecuzione dello “Smart Tunnel” nel centro storico, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di tutela e conservazione del patrimonio archeologico sotterraneo. Prima dei lavori, sono state attivate tutte le possibili forme di confronto e collaborazione istituzionale con le ditte e con gli altri soggetti coinvolti nel grande progetto. Sia il Codice dei Beni Culturali che il Codice degli Appalti, prevedono espressamente obblighi e procedure volte alla tutela delle “cose rinvenute nel sottosuolo”, che appartengono allo Stato. Sono circa 114 i rinvenimenti dal sottosuolo documentati fino ad ora all’Aquila, sui quali la Soprintendenza si è espressa.

Fino ad oggi, per la messa in sicurezza dei beni archeologici a seguito di terremoti, sono stati fondamentali i decreti ministeriali emanati con grande tempestività, per rispondere a quelle esigenze che nascevano, di volta in volta, sui territori e che immediatamente venivano comunicate dai Commissari delegati, al fine di creare tempestivamente le condizioni per effettuare l’esecuzione di pronti interventi e per la predisposizione dei finanziamenti necessari e l’individuazione dei soggetti esecutori. Il quadro complessivo di riferimento, creato dalla Legge 61/98, ha definito come primo strumento attuativo la formulazione di intese istituzionali fra diversi soggetti, lo Stato nelle sue articolazioni territoriali, sulla base delle specifiche competenze, e le Regioni.

Dopo le emergenze, gli obiettivi che si intendevano perseguire hanno avuto una logica sequenza temporale, grazie anche all’individuazione dei soggetti competenti ad operare, i quali hanno collaborato in piena sintonia fra loro anche con tecnici provenienti da istituzioni di studio e ricerca. Il primo obiettivo, è stato quello di verificare con tempestività il quadro complessivo dei danni, la messa in sicurezza dei beni archeologici e definire i finanziamenti necessari, stabilendo le priorità. Obiettivi primari sono stati ovviamente la messa in sicurezza degli edifici e dei beni mobili; la redazione del piano di ripristino, recupero e restauro dei beni archeologici e la redazione dei programmi di recupero integrati. Sono oltre 100 gli interventi attivati sui beni culturali pubblici (chiese, palazzi, monumenti, mura, torri e porte) sia in città che nel cratere. Per questo occorre tenere alta l’attenzione sulla conoscenza, sull’analisi, sullo studio approfondito, sulla documentazione e sull’indagine di manufatti e strutture.

Nei tanti cantieri si stanno affrontando casi di straordinaria complessità con interessanti e innovative soluzioni di restauro, anche se il contesto è caratterizzato da grandi problematicità operative: i vincoli connessi alla gestione degli ingenti fondi pubblici; la programmazione, il monitoraggio e la rendicontazione della spesa; il coordinamento con i programmi delle amministrazioni locali; la coesistenza dei tanti e diversi interventi in cantieri adiacenti, successivi o sovrapposti; il difficile rispetto dei tempi e gli imprevisti più vari, compreso l’altissimo livello di contenzioso amministrativo e giudiziario nel quale si opera quotidianamente. Tutto ciò disegna un quadro nel quale lo spazio – e il tempo – per la ricerca, lo studio e il restauro sono sempre più difficili da conquistare. E mentre la terra continua a vibrare all’Aquila, nella frazione di Pile è spuntata una sepoltura, databile tra il XIV e il XV sec. d.C., con due giovani amanti di 6 secoli fa, scoperta sotto il pavimento della Chiesa di Sant’Antonio e presentata il 14 febbraio 2018. I ragazzi avevano circa vent’anni all’epoca della morte, la testa dell’uno appoggiava sulla spalla dell’altro, i volti vicini, le braccia che si toccavano e le mani che quasi si sfioravano. Respiri d’Abruzzo che si sono incontrati e scaldati per tutti questi secoli prima della loro scoperta, una storia d’amore lunga secoli.

Occorre focalizzare maggiormente l’attenzione sull’urgenza della prevenzione e mitigazione dei rischi geologici, anche attraverso la realizzazione di un’aggiornata carta geologica e della microzonazione sismica su tutto il territorio nazionale, con una politica attenta che incentivi la diffusione degli interventi di adeguamento e consolidamento antisismico degli edifici pubblici e privati, con particolare attenzione al patrimonio archeologico e alle sue leggi. Proprio l’approccio archeologico alla ricostruzione costituisce un elemento irrinunciabile: sapere dove e perché una città sia crollata contribuisce a una progettazione della rinascita che sia soprattutto garanzia di sicurezza futura.