La Nutella è ancora di sinistra?

 Di Lidia Flocco

Avevo in mente un articolo inizialmente molto chiaro nel suo schema. Avrei parlato dei partiti liquidi ovvero del PD, dei partiti mobili e, quindi, del M5S e poi dello stato di solitudine e di abbandono in cui versano quelli che, come me, si sentono ancora di “sinistra”. Insomma, un tema abbastanza complicato quello che avevo in mente, che mi ha spinto a studiare e documentarmi. Ho letto numerose ricerche e alcune monografie affascinanti; molte trattano proprio del Movimento 5 stelle, perché sì il M5S ha suscitato in me molta curiosità.

Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che un partito potesse nascere da un laboratorio virtuale. Se ci pensate il M5S è un esempio brillante, e assolutamente originale, di come il web possa rivoluzionare la politica di un Paese, facendo collassare il tradizionale schema bipolare. La storia ci dirà se il fenomeno M5S e suoi i luoghi di incontro, virtuali o reali che siano, quali i meetup o la piattaforma Rousseau, siano destinati a durare nel tempo o se, così come sono nati, scompariranno altrettanto velocemente.

Fatto sta che nel mio articolo ho scomodato anche Tocqueville, per affrontare i parallelismi tra le associazioni americane e le sezioni di partito (se ancora resistono). Ebbene ho scritto questo articolo. L’ho letto ed ho pensato che fosse meglio cancellarlo. Dunque, se stai leggendo questo articolo è perché ti ho risparmiato da quello che in tutta sincerità io stessa ho ritenuto noioso, di scarso impatto e nemmeno tanto originale e parto da qui, da una domanda, che molti di noi si saranno fatti all’indomani del 4 marzo.

Se la “sinistra” – il virgolettato è d’obbligo – avesse fatto scelte diverse, oggi che cosa sarebbe successo? Avremmo avuto il M5S al Governo insieme a Salvini? La nutella, come diceva Gaber, sarebbe ancora di sinistra? Montanelli che cosa avrebbe pensato o scritto su questo Governo? E se Letta….? Insomma, immaginate come sarebbero state diverse le cose oggi. Magari non meglio di oggi, ma sicuramente diverse.

Magari, in una realtà parallela, quello che immaginiamo accade sul serio! Magari invece del PD – Partito della Divisione – esiste il Partito dell’Unione: partito che si basa sui rapporti di scambio e di solidarietà ed ha una sua identità locale-territoriale; il Partito dell’Unione – come lo immagino nella realtà parallela – a differenza del Partito della Divisione non si basa sulla “rete” o su strategie di marketing, ma è fatto di persone che ancora si riuniscono intorno ad un tavolo e partecipano a riunioni, quelle stabili. Nel Partito della Divisione invece siamo abituati a vedere, e spesso subire, decisioni prese sulla base di valutazioni contingenti del leader; nel Partito dell’Unione, invece, si consolidano proprio quei rapporti di fiducia che danno rappresentanza allo spirito repubblicano.

Supponiamo, ancora, sempre utilizzando la nostra immaginazione che cosa sarebbe successo se nella realtà al posto del Partito della Divisione ci fosse stato il Partito dell’Unione.

In tutta probabilità, il M5S non sarebbe cresciuto e non avrebbe avuto le percentuali dello scorso 4 marzo. Ma qual è stata la miccia che, se così possiamo dire, ha innescato drasticamente il nuovo corso degli eventi?

Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo per ricordare che le prime esperienze elettorali amministrative del M5S provengono dalla cd. zona rossa. Crocevia del percorso in crescita del Movimento è stata peraltro proprio la città di Bologna che, nel 2007 ospitò il V-Day di Beppe Grillo. Peraltro molti esponenti del Movimento della “zona rossa” in un sondaggio svolto per finalità di ricerca (G. Marrone, “Nuovi orientamenti di voto nella cultura civica orfana del PCI: il M5s e/o l’astensione” in Quaderni dell’osservatorio elettorale n. 77 giugno 2017) hanno potuto dichiarare la loro appartenenza politico elettorale antecedente al M5S. Ebbene, la maggior parte degli intervistati proviene per formazione o esperienza proprio dalla sinistra.

E’ possibile dunque affermare che proprio la crisi identitaria della sinistra, che parte nella culla della “zona rossa”, dove il Partito della Divisione è arrivato a candidare Casini, abbia rappresentato il primo e quanto mai essenziale evento in grado di favorire l’esplosione del fenomeno” del M5S?

Oggi che ci troviamo di fronte ad un Governo che, addirittura, chiude i porti e pensa di censire i Rom, mi domando se sia tutta colpa di Alfredo (che peraltro proviene dalla zona rossa) o se le cause invece non vadano ricercate a sinistra.