Più che sul contenitore concentriamoci sul contenuto

Di Danilo Grossi

Le settimane che stiamo vivendo rappresentano uno dei periodi più cupi della storia della sinistra e del Partito democratico. Le elezioni del 4 marzo hanno inchiodato il PD a una percentuale di voti pari a poco più del 18%, minimo storico dalla sua fondazione.

Questa presa d’atto impone a tutto il centrosinistra una riflessione profonda sui temi importanti che vanno affrontati in tutta la loro cogente complessità. Al deludente risultato su scala nazionale occorre aggiungere i disastrosi risultati delle elezioni amministrative del giugno scorso che hanno stravolto la cartina politica del nostro Paese. Per la prima volta negli ultimi 70 anni la sinistra ha perso il dominio assoluto nelle regioni del centro-nord, ossia in quelle che storicamente vengono indicate come “regioni rosse”. Tutto ciò ha comportato l’apertura di una discussione complessa e articolata che investe tutto il mondo della sinistra italiana e del suo principale partito di riferimento.

Il dibattito che si è aperto in queste ultime settimane sul futuro del Partito Democratico consente di intavolare nuovi ed ulteriori ragionamenti con l’obiettivo di far emergere nuove voci e personalità che favoriscano il disegno di un quadro lucido ed esaustivo. Nel corso di questi giorni diversi esponenti politici sono intervenuti nel dibattito esprimendo punti di vista che saranno meglio esplicitati nell’importante appuntamento dell’Assemblea Nazionale di sabato prossimo.

Tra i tanti esponenti di primo piano del PD segnaliamo le posizioni del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che ha lanciato la sua candidatura alla segreteria, e l’ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, con una lettera indirizzata a Direttore del quotidiano “Il Foglio”, ha proposto la costruzione di un ampio “fronte repubblicano” che vada oltre il Partito Democratico e che sia pilastro di un’alternativa ai sovranismi presenti nel nostro Paese e non solo. Alla luce delle considerazioni emerse è dunque necessario aprire riflessioni che consentano a tutti di poter partecipare alla discussione in atto e delineare quale debba essere il percorso dei prossimi anni della sinistra italiana e del PD.

Personalmente non concordo con quanto espresso da Carlo Calenda a proposito del superamento del PD.  Occorre ricordare che il Partito democratico, fondato poco più di dieci anni fa, sia nato per unire e non per dividere; nato con l’obiettivo di essere una forza politica che fosse sintesi di diverse ma complementari culture e non come una sommatoria di sigle. Se partiamo da questo presupposto e qualifichiamo il PD come una forza politica autenticamente tale, non si può pensare di ammainare questa “bandiera” come se il problema fosse il contenitore e non il contenuto. Ecco perché, a mio parere, il futuro del Partito Democratico e della sinistra non può essere relegata ad una mera modifica di nomi e simboli, ma deve incentrarsi su un ragionamento attento e profondo che metta al primo posto valori e contenuti politici, cultura e ideali.

Per fare tutto ciò occorre avviare da subito un confronto politico alto e qualificato chiamando a raccolta la base del partito e le più alte rappresentanze del mondo intellettuale, dell’economia e del lavoro, delle professioni, del terzo settore e dell’impegno civico affinché possa essere costruita una nuova piattaforma politica che restituisca visione e prospettiva storica ad un grande partito. Questo nuovo profilo politico-culturale non può non partire se non da un’attenta analisi di quanto accaduto negli ultimi anni, tenendo conto sia degli errori che dei risultati positivi che hanno caratterizzato l’azione di governo. Partendo da queste premesse è assolutamente necessario mettere alcuni punti fermi da cui poter iniziare un lungo ed intenso lavoro di ricostruzione.

Il partito democratico deve tornare ad essere una comunità politica che fondi la propria essenza, sulla mobilitazione di persone che scelgano di appartenere allo stesso sulla base di idee e valori condivisi. Occorre pertanto che il partito metta al centro della propria organizzazione l’antico e, allo stesso tempo, attuale valore della militanza, quale autentica e ineliminabile forma di interpretazione e testimonianza di un pensiero politico identitario di una sinistra autenticamente progressista.

Il partito democratico deve ripensare la propria organizzazione interna che attualmente risulta ancorata a forme che appartengono a un tempo passato, superato dalla storia e dall’evoluzione della società dell’ultimo ventennio. Bisogna ripensare ad una nuova struttura territoriale che ponga al centro la funzione aggregativa dei circoli che non vanno lasciati vivere nell’abbandono e nell’indifferenza, né tantomeno trasformati in puri e semplici “tesserifici” al servizio del “capo-bastone” locale del momento. I circoli cittadini, e più ancora i circoli delle aree interne, dei piccoli centri, devono rappresentare l’essenza di una nuova forma partito che affondi le proprie basi sul quotidiano confronto e sulla costante discussione: idee, proposte, contraddittori che anche attraverso l’utilizzo della rete e delle nuove forme di comunicazione digitale, raggiungano capillarmente gli elettori e i cittadini.

E’ necessario che il Partito Democratico adotti una nuova forma comunicativa investendo sullo sviluppo della rete e delle nuove tecnologie, una comunicazione innovativa che non sostituisca né svilisca le più tradizionali forme di comunicazione ma la integri e la arricchisca. Il Partito Democratico non può iniziare questo nuovo cammino se non affrontando una discussione profonda sui temi, una discussione che io chiamerei “rieducativa” per un popolo che sembra aver perso le ragioni di una comune appartenenza e le fondamenta su cui costruire un destino comune.

Il Lavoro, l’equità, la solidarietà sociale, l’integrazione e la sicurezza sono i punti cardine sui quali impostare una nuova proposta politica per l’Italia dei prossimi anni. Tra le tante tematiche da affrontare il tema del Lavoro riveste un’importanza fondamentale, per la sinistra non può esserci lavoro se non accompagnato da un salario equo e dignitoso. La lotta alle disuguaglianze dovrà certamente assumere un ruolo fondamentale nella costruzione di una nuova piattaforma programmatica per il futuro, occorre ribadire con forza che non può esistere una società degna di questo nome che non abbia alla base l’alto valore dell’uguaglianza formale e sostanziale.

Infine non possiamo non affrontare i temi legati alla sicurezza e all’integrazione, a maggior ragione alla luce dei nuovi accadimenti che stanno investendo tutti i paesi cosiddetti “sviluppati”. Il Pd non può che affermare con forza che non c’è sicurezza senza certezza della pena. Non può inoltre esserci sicurezza senza una vera ed autentica politica dell’integrazione. Infine, non c’è integrazione senza accoglienza, accoglienza che non può in alcun modo significare un radicale o sostanziale cambiamento del nostro tessuto sociale e culturale.

E’ proprio da tutto ciò che bisogna partire per ridisegnare un comune cammino, da temi e valori che dentro il vasto campo del centrosinistra abbiano legittimità e diritto di forza e protagonismo.