Cittadinanza attiva, diritto corrisponde a dovere

Di Valentina Di Nardo

Lo spirito costituzionale, su cui attualmente si fonda l’ordinamento giuridico dello Stato italiano, rimane uno dei più validi strumenti per capire, interpretare, trasformare la realtà, impostare relazioni, affrontare e risolvere in modo non violento conflittualità diverse, promuovere il senso di legalità e di sviluppo di un’etica della responsabilità. Da qui l’urgenza di divulgare e far conoscere a tutti i cittadini, i principi fondamentali della nostra Costituzione, il contesto storico in cui è nata, i padri costituenti che l’hanno generata. Solo la conoscenza, così come la cultura e l’istruzione fanno sì che si possa individuare con precisione il momento in cui viene a mancare l’etica e la legalità e il momento in cui sono lesi i propri e gli altrui diritti.

Riconoscere ciò che non va, limitarsi a denunciare ed essere passivi, non è sufficiente, deve seguire l’impegno attivo per cambiare lo stato delle cose, da qui la necessità di impegnarsi per la realizzazione di una cittadinanza attiva. Gli strumenti per il cambiamento sono molti: l’impegno politico attraverso il voto, il rispetto di se stessi e dell’altro, dell’ambiente, del patrimonio storico culturale del Paese, l’impegno sociale, solo per citarne alcuni.

Alla luce di tutto ciò ci troviamo a riflettere sul fatto che la cittadinanza attiva va coltivata lungo tutto il percorso della propria vita. Da qui l’esigenza di rendere partecipi gli individui fin da giovanissimi. L’Italia soffre di una carenza di identità civica. L’enorme debito pubblico accumulato, generato da diversi fattori socio-politici ed economico-finanziari cui si sta cercando di porre rimedio attraverso la richiesta di importanti sacrifici, non è solo il frutto di scelte non appropriate di chi ha gestito la cosa pubblica negli ultimi decenni ma piuttosto un fenomeno generato anche dal malcostume diffuso, dall’essere stati cittadini sbadati, facili alla delega, lesti a reclamar diritti e sempre pronti a rimettere a terzi l’onere dei doveri.

Lo squilibrio civico è indiscutibile e la debolezza dell’etica pubblica è ormai sotto gli occhi di tutti. La sfida per fare dell’Italia un Paese più  coeso è davvero ardua. Si verificano troppo spesso eventi che denotano una certa carenza nella formazione del cittadino civico, democratico e responsabile. La scarsa cultura alla legalità è all’origine di comportamenti devianti che delineano un ventaglio molto ampio comprendente l’appropriazione indebita, la corruzione, la microcriminalità, seguita dall’incremento degli episodi di bullismo, vandalismo, furti e minacce.

Socrate, nel V secolo prima di Cristo, avvertiva i suoi concittadini ateniesi che <la pena da scontare per i buoni che si disinteressano della cosa pubblica, è quella di essere governati da uomini malvagi>, secoli dopo Tocqueville ammoniva: <quando il cittadino è passivo, è la democrazia che s’ammala>. Obiettivi irrinunciabili dell’essere cittadino attivo sono la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità che si realizzano nello scegliere e agire in modo consapevole e che indicano l’impegno a elaborare idee e promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita.

Con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, trova un fondamento a livello costituzionale, il principio della “sussidiarietà orizzontale”. L’art. 118, comma 4 della Costituzione recita: <stato, regioni, città metropolitane, province e comuni, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli associati, per lo svolgimento di attività interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà>. Il carattere innovativo di questo principio sta proprio nel fatto che il flusso delle informazioni e delle decisioni che tradizionalmente partiva dalle amministrazioni, si inverte: diventa il cittadino, come singolo o nelle formazioni sociali cui appartiene, il fulcro delle iniziative pubbliche e attua ciò che Aldo Moro teorizzava come “fioritura civica”.

L’essenza di tale principio sta dunque nell’essere la piattaforma costituzionale su cui costruire un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza di cittadini attivi, autonomi, solidali e responsabili. Nel momento in cui si è consapevoli di una realtà spesso non giusta, occorre impegnare spirito e volontà per modificare lo stato delle cose. Un modus vivendi mirato ad essere proficuo per la collettività a partire dalle piccole cose della vita quotidiana.