Il rischio di irrilevanza della sinistra

Di Mattia Tedeschi

Qualche tempo fa, mentre sistemavo la mia scrivania, ho notato tra una pila di vecchi giornali una vecchia edizione di un noto settimanale nazionale che, a circa un mese dalle politiche del 4 marzo, facendo suo l’appello di un altrettanto noto filosofo, titolava “Cancellate il PD. Solo azzerando tutto la sinistra può rinascere”. A più di sei mesi da quelle pagine e quelle riflessioni, con la situazione politica immutata se non aggravata, quel monito sembra sempre più ineludibile.

Il centrosinistra italiano, dopo una sonora sconfitta che l’ha portato al suo minimo storico, si sta rivelando incapace di affrontare e gestire una crisi così grave e potenzialmente letale, sia in termini politici sia culturali. Una sconfitta a tutto tondo che ha visto da una parte milioni di voti -la metà- persi dal principale partito di centrosinistra, il PD, e dall’altra i piccoli partiti di sinistra, vecchia e nuova, che insieme hanno racimolato una miseria elettorale.

E’ tramontato il sogno del Pd di riunire tutte le anime del centrosinistra italiano e di fare da motore di un cambiamento del sistema politico italiano in senso europeo. La sinistra è stata travolta da un cambiamento epocale, i vecchi partiti e poli sono assediati ovunque in Europa da voci sempre più radicali.

Dobbiamo riconoscere che la reazione dei gruppi dirigenziali è stata finora di stampo burocratico, di arroccamento e incapace di progettare una strategia a lungo termine, condannando se stessi a rincorrere sistematicamente l’agenda degli altri. La forza di un partito sta proprio nella sua capacità di spostare l’agenda sulle sue proposte. Non abbiamo saputo interpretare il sogno di riscatto dell’Italia interna, delle periferie e delle classi più deboli; c’è stato un grave deficit di comunicazione e di coraggio, eterne divisioni che ci hanno resi timidi sulla lotta ai privilegi e alle diseguaglianze, accecati da un aberrante senso di superiorità. E allora cosa fare della sinistra? Basta innanzitutto credere che sia sufficiente evocare questa parola per essere credibili o significare qualcosa.

Bisogna andare oltre il PD. E’ necessario provare a ricostruire, anche cambiando nomi e simboli, perché trincerarsi nella non scelta per tentare di sopravvivere il più possibile significherebbe l’irrilevanza se non l’estinzione. Va ricostruita una classe dirigente locale e nazionale, una ben strutturata organizzazione territoriale e, molto importante, un nuovo progetto politico e culturale. Bisognerà saper rispondere a nuovi esigenze e richieste, dar voce, rappresentanza politica e garanzie previdenziali alle tante nuove forme di lavoro, progettare un serio impianto di riforme del Paese. Il ruolo del Parlamento può e dovrà tornare centrale, portando avanti battaglie parlamentari su temi concreti come aree abbandonate ed eguaglianza sociale. Battaglie di un’opposizione che, come quella del vecchio pci, possa contribuire a cambiare il Paese e ad imporsi nell’agenda politica.

Serve un piano elaborato collettivamente per ricostruire prima che non ci sia più spazio d’azione per la sinistra e prima che venga inesorabilmente schiacciato dai due poli Cinque stelle e della destra salviniana, condannandoci alla irrilevanza e alla definitiva estinzione. Rivoluzione o estinzione, a noi la scelta.

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