Un modello alternativo per costruire un’economia sana

Di Carmine Folco

In un mercato sempre più votato al profitto, in cui è fondamentale solo far quadrare i numeri di bilancio, una via etica e sostenibile, capace di conciliare il valore economico con l’interesse generale della comunità e il rispetto della persona, è la Cooperazione sociale, utile anche come antidoto alle disuguaglianze, al razzismo ed alle mafie.

Questa può essere vista come una possibile “via di salvezza” verso una società più giusta ed etica. Ma i lunghi anni di austerity hanno fortemente compromesso le potenzialità della cooperazione, snaturandone la vocazione, portando il lavoro della cooperazione solo sul mero piano economico.

Il mondo del Terzo Settore (a cui la Cooperazione sociale appartiene) rappresenta oggi un mercato occupazionale in evoluzione, che offre nuovi ruoli e nuove figure.

Attualmente esso performa sei volte meglio del Paese Italia: ragion per cui si può affermare che l’economia sociale è da considerare “diversamente solida”. Inoltre, con l’avvento delle nuove tecnologie e in particolare con alcuni degli indirizzi forniti dall’Industria 4.0, sicuramente si può ulteriormente ottimizzare questo potenziale.

Per l’appunto, le principali chiavi strategiche del digitale applicate al Terzo Settore, sono cinque:

  • opportunità di coordinare meglio gli interventi sul territorio tramite un controllo continuo più efficace dell’impatto;
  • gestione più efficace della comunicazione con gli stakeholder;
  • gestione finanziaria più veloce ed efficace, in termini di raccolta fondi e rendicontazione.
  • sostenibilità sociale come sbocco occupazionale e terreno di sviluppo per nuove competenze;
  • innovazione digitale e nuovi modelli di intervento e innovazione sociale;

Il non profit ha la stessa necessità di innovazione del for profit, ma con meno risorse da investire. Allo stesso tempo, però, proprio il Terzo Settore è l’ambito di valorizzazione di quelle “soft skills” che rappresentano una base fondamentale di competenze e di capitale umano: capacità relazionali, di gestione degli stakeholder, ospitalità, fundraising. Capacità che difficilmente verranno sostituite dalle nuove tecnologie.

Un ramo del Terzo settore comprende l’inclusione sociale e l’inserimento lavorativo delle persone disabili, quest’ultimo finalizzato, in particolare, alla tutela e alla promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e lavorativa e della costruzione di una “società per tutti”, anche attraverso la rimozione delle cause che impediscono o limitano l’accessibilità ai diversi ambiti della vita della persona.

In questo ambito, rientra l’AGRICOLTURA SOCIALE, che trova abbondanti riscontri nelle iniziative rilevate sul territorio nazionale.

Si tratta, specificatamente, di una fattoria tradizionale o di un allevamento di animali di vario genere, economicamente e finanziariamente sostenibile, gestita da una o più persone associate. L’azienda svolge la propria attiva agricola o zootecnica per vendere i propri prodotti sul mercato. Ma lo fa in maniera “integrata” e a vantaggio di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani), residenti in aree fragili (montagne o centri isolati). Il tutto solitamente in collaborazione con istituzioni pubbliche.

Questo tipo di associazionismo sociale può essere definito anche “multifunzionale“. Infatti realizza allo stesso tempo diversi percorsi terapeutici, riabilitativi e di reintegrazione dei soggetti interessati.

Le prime esperienze di AS in Italia possono essere individuate nell’attività che le cooperative sociali agricole sorte negli anni ’70 del secolo scorso hanno fatto nel campo dell’inserimento lavorativo di persone con difficoltà di vario tipo. Negli anni si sono aggiunte e affiancate tante altre esperienze, realizzate da cooperative sociali, imprese agricole, associazioni, fondazioni. Attualmente non esiste un dato certo sul numero delle realtà che fanno AS in Italia, ma si può stimare la presenza di qualche migliaio di esperienze.

Tra queste esperienze, un esempio virtuoso è “L’Orto di Johnny”, un bel progetto avviato ad Alvignano (Caserta), che punta a favorire l’inclusione sociale e lavorativa, il potenziamento delle capacità di apprendimento e le pari opportunità delle persone con disabilità, da raggiungere attraverso la loro qualificazione professionale e lavorativa nel settore dell’agricoltura.

Sara, Anna, Barbara, Fabio, Carlo, solo alcuni dei nomi dei ragazzi dell’orto dedicato a “Johnny” (Giovanni), compagno di viaggio dell’Associazione Umanità Nuova, scomparso qualche anno fa, in partnership con altre due Associazioni del Casertano, oltreché con l’Azienda Agricola Luigi Rossi, che ha messo a disposizione in maniera gratuita un terreno di oltre 3.300 metri quadrati.

Il tutto è stato finanziato tramite un bando di microprogettazione del CSV Asso.Vo.Ce. 2014-2015.

Sintetizzando dunque in alcuni punti le linee su cui si basa L’Orto di Johnny, si può parlare non solo di formazione dei giovani con disabilità sui temi dell’agricoltura – con la relativa produzione – ma anche di valorizzazione delle colture locali in chiave moderna, con la garanzia, non certo secondaria, di un reddito minimo e l’obiettivo di costituire una cooperativa, impegnata anche nella vendita dei prodotti realizzati, attraverso il circuito dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e la commercializzazione in loco e attraverso internet.

Si può concludere che, vista l’importanza che tale fenomeno sta assumendo e gli enormi benefici sociali ed economici che ne derivano, sarebbe opportuno che le istituzioni cogliessero appieno l’effettivo potenziale dell’agricoltura sociale e lo valorizzassero adeguatamente.

Da un lato si incentiverebbe una politica agricola innovativa (che non potrebbe che giovare ad un comparto in crisi da molto tempo), dall’altro si concretizzerebbero ricadute positive in ambito sociale. Per fare ciò, è necessaria l’articolazione di nuove politiche di welfare ancora più mirate ed efficaci, attraverso l’adozione di provvedimenti legislativi in ambito nazionale e regionale adeguati.