Forme possibili di turismo sostenibile

Di Ester Mordini

Nell’ormai lontano 1987, il Rapporto Brundtland  affermava: “Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”. Partendo da questo presupposto, l’anno dopo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo forniva la prima definizione di turismo sostenibile, dichiarando che “le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, alterano l’ambiente (naturale, sociale e artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.

Lo stesso WWF che dagli anni Novanta descrive quello sostenibile come “un turismo capace di durare nel tempo mantenendo i suoi valori quali-quantitativi, cioè suscettibile di far coincidere, nel breve e nel lungo periodo, le aspettative dei residenti con quelle dei turisti senza diminuire il livello qualitativo dell’esperienza turistica e senza danneggiare i valori ambientali del territorio interessato dal fenomeno”.

Il concetto di sostenibilità è dunque abbastanza recente e lo è ancora di più quello riferito al turismo: e nel 1992 a Rio de Janeiro era stata redatta l’Agenda 21 che conteneva vari problemi ambientali da affrontare e le azioni da compiere per risolverli durante il XXI secolo. Solo nel 1995 , con i medesimi principi fu redatta, durante una conferenza mondiale, la Carta del Turismo Sostenibile di Lanzarote, che rappresentava il primo documento per la sostenibilità delle pratiche turistiche: essa fissava  priorità, obiettivi e mezzi necessari per promuovere il turismo futuro e dichiarava: “Lo sviluppo turistico si deve basare sui criteri della sostenibilità; il turismo deve assicurare un’evoluzione accettabile per quanto riguarda l’influenza delle sue attività sulle risorse naturali, sulla biodiversità e sulla capacità di assorbimento dell’impatto e dei residui .

Una delle forme più importanti  di turismo sostenibile è certamente il cicloturismo. Se una recente statistica mostra che in quasi tutti i Paesi europei si comprano più biciclette che automobili (dati del 2012 in www.npr.org), grandi passi sono sati svolti nelle infrastrutture ciclabili nel Nord Italia: Alto Adige che possiede una vasta rete ciclabile e nella provincia di Bolzano si è puntato a sviluppare una serie di servizi per rendere i percorsi appetibili al cicloturismo, come il treno della val Venosta che dà la possibilità di combinare la bicicletta alla ferrovia, il noleggio di bici e la creazione di una Bikemobilcard che permette di usare treno, noleggio e trasporto pubblico, fornendo al cicloturismo un forte impulso (www.touringmagazine.it).

Sempre a livello regionale, per esempio, in Veneto esiste già un piano di rete ciclabile, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli V.G. e Toscana dispongono di piani di reti cicloturistiche con diversi livelli di realizzazione, in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta è, invece, disponibile un accurato piano di rete ciclabile messa a punto dai gruppi FIAB locali. In Puglia, Campania, Basilicata, Calabria è in corso uno studio di fattibilità delle reti ciclabili nell’ambito della rete Bicitalia e Eurovelo, mentre in Sicilia sono in fase di realizzazione ciclovie riguardanti lo sviluppo di “Greenways” (Pedroni, 2013).

Alcune statistiche dimostrano, però, che per quanto riguarda l’uso della bicicletta ci sia una spaccatura tra le regioni del nord dell’Italia e quelle del Meridione:  le Regioni settentrionali e del Nord-Est sono su livelli superiori rispetto alle altre (25,8% ), nella media del Nord-Est contro il 5,6% del Sud, con addirittura punte negative in Calabria, Lazio, Campania) (www.isfort.it). La poca intenzione a utilizzare la bicicletta è forse dovuta anche alla scarsa percezione di politiche incisive per la promozione della mobilità alternativa che si riflette, per esempio, nella mancanza di estese piste ciclabili adeguate. Lo sviluppo del cicloturismo in Italia non dipende solo dalla presenza e dalla qualità delle ciclovie ma è importante che il turista abbia anche la possibilità di alloggiare in strutture adeguate alle sue esigenze.: un esempio di adattabilità della ricettvità adatta per i cicloturisti è l’iniziativa promossa dalla Fiab Albergabici, fornendo le strutture di servizi adeguati ai bikers.

Ma l’Abruzzo? In un recentissimo rapporto,  Giovanni Lolli, coordinatore degli assessori regionali al turismo, ha affermato  la componente del turismo sostenibile è ormai preponderante, a conferma di una precisa scelta fatta in questi anni. Nel suo incontro con il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio,  ha dichiarato che le Regioni sono pronte a redigere il decalogo del turismo sostenibile, frutto delle esperienze delle singole regioni . L’Assessore ha anche dichiarato che, se da una parte le regioni in materia di turismo sostenibile hanno fatto una scelta decisa, sul fronte delle imprese turistiche molto c’è da lavorare: i dati forniti dall’ENIT sugli investimenti in materia di sostenibilità non inducono all’ottimismo, anzi si registra un ritardo frutto anche di una generale diffidenza dell’imprenditore ad investire in chiave di sostenibilità.

Da tale riflessione sulla sostenibilità turistica in Abruzzo, emerge che gli elementi essenziali del turismo sostenibile vanno dalle eccellenze delle singole regioni fino alla rete delle infrastrutture turistiche, che non sono solo le vie di collegamento ma anche le piste ciclabili, la sentieristica di montagna, i servizi in generale. L’Abruzzo ha mostrato anche incoraggianti segnali di novità a cominciare dalla sottoscrizione del Contratto istituzionale di sviluppo, il primo in materia turistica che viene fatto in Italia, e che interesserà tutto il comparto della montagna. A parte queste importanti passi, che dovranno tradursi necessariamente in investimenti “pesanti”, altro che sostenibili, se si vuole essere competitivi.

In realtà, si sceglie il turismo sostenibile perché al turista conviene, perché riesce ad interpretare al meglio modelli di qualità della vita che ormai sono entrati nel quotidiano di ogni cittadino:  ritengo che la forma del cicloturismo potrà essere vincente ed incisiva, quando la bicicletta diventerà  innanzitutto un mezzo reale di spostamento quotidiano per i residenti. Solo tale approccio potrà giustificare investimenti massicci, e la società e gli attori del territorio saranno pronti ad accogliere e dare servizi sempre più avanzati ai cicloturisti, promuovendo uno sviluppo autentico del territorio: certamente  le recenti proteste a seguito all’implementazione delle ciclo via in una città come Avezzano non sono affatto incoraggianti  e danno un  segno di quanto bisogna ancora lavorare, soprattutto in termini di sensibilizzazione, per  vivere e fare turismo in una società autenticamente sostenibile.