I valori oltre il buon governo

Di Angelo Riccitelli

Qualche anno fa’ un carissimo amico ebbe a dirmi che, secondo il suo punto di vista, nel mondo pochi erano gli scrittori davvero geniali, capaci di partorire nei loro libri idee nuove, rivoluzionarie. Nella sua esperienza di lettore, mi raccontava di essersi imbattuto in molti scrittori, che per quanto bravi, si limitavano a raccontare in maniera diversa, magari più accattivante, idee già conosciute e raccontate.

Il caso ha voluto che proprio in coincidenza dell’apertura della fase congressuale del Partito Democratico, abbia terminato la lettura di uno di quei libri che al mio caro amico sarebbe piaciuto moltissimo. Un libro che mi ha portato a respirare idee nuove. Un’autentica boccata d’ossigeno. Mi riferisco al bestseller “Utopia per realisti” scritto dal giovane storico olandese Rutger Bregman, che mi ha riportato alla mente un qualcosa che dovrebbe esserci noto da sempre, ma che con il tempo e con l’età “adulta” tendiamo a dimenticare: il grande potere delle idee. Senza voler recensire o riassumere qui il libro, la cui lettura consiglio a chiunque, mi preme sottolinearne i tratti principali. Lo scrittore mostra (e dimostra) come la costruzione di un mondo fondato su paradigmi diversi da quelli dettati dal capitalismo e dal liberismo sia non solo possibile, ma ormai inevitabile per costruire una società più giusta e migliore.

Con metodo rigoroso e conoscenza acuta dei fenomeni storici, Bregman individua percorsi e idee stimolanti, che possano ricostruire, in senso ideale e programmatico, una nuova sinistra capace di parlare al cuore e alla vita delle persone e di recuperare l’ambizione della costruzione di un mondo più giusto, più autenticamente democratico e rispettoso dell’ambiente. Misure come il reddito universale di base, la settimana lavorativa di venti ore, i confini aperti, diventano così, non semplici utopie da relegare nel baule di qualche inguaribile nostalgico e romantico, ma le idee per ricostruire una piattaforma programmatica per la sinistra mondiale.

Non a caso accennavo all’apertura della fase congressuale del PD. Per molti avversari politici, e per molti elettori che hanno rivolto altrove la loro attenzione, il PD è un partito ormai morto. Anche Enrico Mentana, persona decisamente equilibrata e ponderata in molte delle sue riflessioni, non più tardi di due mesi fa’, sottolineava come la strada dell’irrilevanza politica e della successiva scomparsa fosse ormai tracciata. I recenti sondaggi pur collocando il PD al 17/18% nelle intenzioni di voto degli intervistati, indicano l’incapacità del partito di essere attrattivo nei confronti degli elettori che iniziano a nutrire più di qualche dubbio sui partiti di governo. Per dirla in altri termini, sebbene i partiti di governo inizino ad arretrare nelle intenzioni di voto, il PD non cresce. Per dirla con una metafora ciclistica, l’impressione è che al momento il PD sia un partito perennemente all’inseguimento. Usandone una calcistica potremmo dire che vorrebbe giocare in contropiede, senza avere però un’idea di squadra e “di gioco” ben precisa. E gli avversari politici hanno gioco facile. In una recente dichiarazione un importante esponente del partito riferendosi alla linea renziana che ha caratterizzato negli ultimi anni le scelte del PD ha detto: “Quando vuoi essere il partito che rappresenta tutti, finisci per rischiare di non rappresentare più nessuno”. Mi trova d’accordo.

Un libro finito di leggere e l’apertura della fase congressuale del PD. Due situazioni che apparentemente non potrebbero e dovrebbero essere accostate. E che invece hanno molto in comune. Sarà il PD capace di dare una svolta profonda, decisa e convinta alla sua storia o ci si accontenterà di un leader, l’ennesimo, che dovrà fare l’equilibrista tra le varie anime del partito? Sarà il PD capace di una nuova stagione fatta di idee, proposte e valori da mettere in campo o ci si affiderà ad una semplice operazione di restyling tesa alla conservazione del (poco) consenso residuo? Sarà il Pd capace di tornare a credere nella potenza delle idee o si rassegnerà a caratterizzarsi come un generico partito del fare? A queste ed altre domande dovrà rispondere il congresso. Ne va’ di una sinistra che torni ad essere compagna di strada e guida del suo popolo o che sarà destinata ad essere relegata ai margini della vita politica del paese. Per molti e molti anni ancora.