Le vie alternative del turismo

Di Ester Mordini

E’ notizia recentissima il congelamento dell’aumento delle tariffe autostradali del 19% per Strade dei Parchi A24/A25, dal primo gennaio 2019.

Un plauso va ai sindaci che, questa volta, hanno ben rappresentato il disagio, il disappunto, di più, la rabbia del loro territorio, già ferito da calamità e povero di infrastrutture, riuscendo, almeno per il momento, ad arginare il danno economico che l’aumento previsto su base contrattuale avrebbe apportato a cittadini (soprattutto pendolari verso Roma) e ai visitatori dell’Abruzzo interno.

Chiaro è che il problema è solo congelato, esiste ed incombe grazie a questo tipo di concessione, assolutamente deleteria per i cittadini delle due regioni, che ha tra l’altro generato una situazione di sicurezza penosa relativa a ponti e gallerie e che potrebbe portare, a detta dello stesso Ministro Toninelli, anche ad una futura chiusura, se non si stanzieranno fondi sufficienti agli interventi di ristrutturazione. Necessario, a questo punto, prendere atto che per circa venti anni si è permesso ai privati di incassare profitti mostruosi per poi socializzare le perdite ed è urgente, non solo auspicabile, rimettere sul tavolo politico la concessione Strade dei Parchi.

Se sui social spuntano pagine su pagine di promozione turistica dei centri interni abruzzesi (non senza riconoscimenti importanti, da ultimo su Alba Fucens, ritenuto uno dei due siti italiani “imperdibili”, appare evidente che, se non si affronta seriamente il problema delle infrastrutture, parlare e progettare percorsi di “turismi” possibili delle aree interne, (dei borghi, sostenibile, verde..) rimarrà solo aria fritta.

In attesa di una seria messa in discussione della vessatoria concessione da parte del governo giallo-verde o comunque di una soluzione convincente, conviene trovare STRADE ALTERNATIVE.

La prima, non nuova, ma più che mai da rispolverare, la via del ferro. Non salva completamente la sicurezza (anche qui occorrerebbe un serio controllo e monitoraggio su linea e macchine), ma sicuramente alternativa per i costi: andare a tornare da Roma da Tagliacozzo (e percorso inverso) costa per un adulto con due minori in tutto 25 euro (il costo della sola autostrada con l’automobile).

Si può certo obiettare che i treni non sono pulitissimi né puntualissimi, e che dunque il servizio vada potenziato, però ci si può costruire intorno una cultura del viaggio, della conversazione,  della lettura (si veda il felice esempio dei treni – biblioteca nel nord Europa), dell’osservazione del paesaggio, con pacchetti che mirino a fermate “culturali o paesaggistiche”. Per fare qualche esempio, la Transiberiana d’Abruzzo si è rivelata una offerta turistica di successo;  un recente esperimento è stato quello di pacchetti promozionali per l’estate 2018, frutto di accordo comune di Tagliacozzo/Trenitalia, che ha avuto qualche risultato, con un incremento di arrivi estivi con questo mezzo, soprattutto di giovani ed anziani. Certo, con una comunicazione più curata si può fare anche di meglio.

Una seconda strada alternativa, persino più affascinante, per chi proprio non vuole rinunciare alla comodità e alla flessibilità dell’automobile, è quella di riscoprire le vie consolari. La Tiburtina Valeria. Diversi progetti e incontri hanno teso a riscoprire di recente quella che è la strada che hanno compiuto negli scorsi decenni dalle province eccellenti abruzzesi verso la capitale: D’Annunzio, Flaiano Silone e tanti altri…

Si potrà dunque, ai fini turistici, creare percorsi di valorizzazione, che consentono un viaggio lento attraverso i nostri piccoli centri,  visitabili anche per una sosta caffè o pranzo ?

Partendo da Roma ci si potrà fermare nei piccoli centri d’arte del Lazio, Cervara o Anticoli, prima di entrare nella Marsica, scoprire la torre di Aielli e il testo di Fontamara qui indelebilmente iscritto, fare una deviazione ai piedi del Velino a visitare la piccola abbazia di S. Maria in valle Porclaneta, con il suo ambone arabeggiante,e procedere quindi verso Sulmona,  fino a Goriano Siculi, borgo rappresentato da Escher…Non ci vuole poi un grande sforzo di inventiva: il “cammino dei Briganti”, attraverso la valorizzazione delle strade interpoderali e dei sentieri tra i piccoli centri, che ha portato alla scoperta dell’autenticità della gente dell’Appennino e all’apertura di piccole strutture ricettive, è già un precedente di successo.

Al lavoro,  dunque, proposte di marketing territoriale per perseguire una di queste due strade alternative al percorso autosradale (o entrambe?), per rilanciare un turismo dei borghi/enogastonomico/dei cammini, unica potenziale risorsa per le piccole attività turistico/commerciali del nostro territorio e soprattutto, coraggio a comunicarle in modo non distrattivo (si prenda a riferimento la gestione comunicativa del post terremoto in Emilia), intelligente ed efficace, copiando da quelle regioni che sicuramente sanno fare comunicazione turistica  meglio degli abruzzesi.