Il caso CARIGE, tra Pirandello e Machiavelli

Di Antonio Paolitto

Convocazione del Consiglio dei Ministri n. 36 del 07 Gennaio 2019

Il Consiglio dei Ministri è convocato in data odierna alle ore 21.00 a Palazzo Chigi per l’esame del seguente ordine del giorno:

DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio (PRESIDENZA – ECONOMIA).

Con questo breve ODG esemplificativo ed anticipatorio di una altrettanto brevissima seduta, il Governo manifesta l’intenzione di salvare la CARIGE, sulle cui vicissitudini sorvoliamo perché ormai di dominio pubblico; e lo fa adottando la medesima tecnica utilizzata dai precedenti e tanto vituperati governi, per salvare MPS e le altre bad company del settore bancario.

Da cittadino, sia chiaro, non ci vedo nulla di strano: mi sembra un atto dovuto, necessario per non dare il colpo di grazia ad una città (Genova) e alla sua popolazione, già duramente provata dalle tragiche vicende del ponte Morandi, nonché ovviamente per tutelare tutti gli altri risparmiatori duramente colpiti a livello patrimoniale.

Tuttavia, a livello politico, qualcosa non quadra: com’è possibile che chi ha costruito la propria campagna elettorale promettendo di tener fuori lo Stato dalle banche, criticando aspramente i predecessori per aver invece fatto il contrario, decida all’improvviso di seguire le orme dei tanto criticati nemici politici? La realtà, evidentemente, sta superando la fantasia.

Pirandello diceva che la realtà supera la fantasia poiché è vera, mentre quest’ultima è verosimile: tuttavia, a volte, il confine tra realtà e finzione è molto labile; mai come in questo caso le parole dello scrittore risuonano attuali. Ma allora, cosa ha spinto questo Governo, da sempre professatosi al servizio dei cittadini e non delle banche, ad adottare tale provvedimento così in controtendenza coi propri conclamati valori?

La risposta, probabilmente, può essere colta nella “ragion di Stato”, di machiavelliana memoria: con tale espressione si indicano i provvedimenti assunti da uno Stato per ragioni di sopravvivenza e sicurezza che inducono il decisore politico a giustificare un’azione illecita dal punto di vista del diritto.

Ovviamente, si specifica che tale termine non deve essere preso alla lettera, ma solo metaforicamente (non c’è nulla di illecito nel caso di specie): in altri termini, il Governo giallo-verde è andato contro i propri consolidati valori politici perché giustamente ha capito che una banca non deve fallire, altrimenti ci rimettono i risparmiatori. Dunque, per riesumare un felice messaggio di uno dei massimi esponenti dell’Esecutivo Gialloverde, “Bene ha fatto” questo Governo a salvare la CARIGE; tuttavia, quanto accaduto “deve essere chiarito completamente in ogni suo aspetto”.

Perché le bugie hanno le gambe corte e la verità prima o poi viene a galla: Conte, Salvini e Di Maio si sono precipitati a ribadire che – al contrario dei precedenti decreti “salvabanche” ad opera del Partito Democratico – questo tutela i risparmiatori e non le banche; ma il sospetto di plagio politico resta forte. Il Sole24Ore, infatti, li ha prontamente smentiti, dimostrando che il testo del decreto è un copia-incolla dei provvedimenti dell’esecutivo Gentiloni.

In definitiva, il Governo del cambiamento, se davvero vuole cambiare qualcosa e rimanere fedele al suo slogan “fuori la politica dalle banche!”, si impegni a cambiare, tramite adeguate politiche legislative, i rapporti (spesso poco chiari) tra le banche e la politica: solo così si potranno evitare altre CARIGE o MPS.