Oria è una piccola città situata nell’entroterra salentino. Secondo la tradizione la città fu fondata da un gruppo di cretesi approdati in Puglia in seguito a un naufragio.

Oria è stata meta di importanti scambi culturali e commerciali perché è sorta nei pressi della Via Appia e del Limitone dei Greci[1]. Questi intrecci di popoli e culture si possono vedere nei diversi monumenti presenti nel territorio.

Nella città è possibile ammirare il castello normanno-svevo che fu ampliato da Federico II di Svevia, anche se la veste attuale è il risultato di vari ammodernamenti voluti dai diversi sovrani che hanno ereditato il territorio. Il castello è Monumento Nazionale, ma in questo periodo è sottoposto a sequestro giudiziario e ciò ha comportato la perdita della fruizione turistica con il conseguente smarrimento della comunità che si identificava in esso. Se si viene da fuori, infatti, non si può non notare l’attaccamento della comunità al Castello, centro dell’offerta turistica, che si manifesta in particolar modo nel’ assegnazione del Palio di Oria[2].

Nella città è presente un Museo Archeologico, situato a Palazzo Martini, che raccoglie i materiali degli scavi effettuati sul territorio.

In epoche passate fu fortificata, infatti, è possibile scorgere in Piazza Cattedrale l’antica cinta muraria e ciò che resta delle porte difensive che erano tre, ma ne sono visibili solo due, la Porta degli Ebrei e la Porta Manfredi. La Porta Brindisi, situata nei pressi di piazza Lama,[3] non esiste più.

La presenza della sede episcopale[4] è di notevole importanza nell’ambito dei beni culturali e ha fatto in modo che nella città si sviluppasse il turismo religioso.

Nell’ edificio del Seminario diocesano, dedicato a San Carlo Borromeo, trova ubicazione la biblioteca diocesana. Il museo diocesano è ubicato nelle stanze della Curia vescovile e conserva le opere artistiche provenienti dalle varie chiese diocesane.

Nelle diverse chiese e parrocchie è possibile trovare le tracce del passaggio del tempo, in molte di esse in origine esistevano i dipinti “alla greca”[5], e in alcuni si ebbero i magnifici altari barocchi “alla leccese”[6]. L’ammodernamento al gusto barocco riscontrabile in quasi tutte le chiese è il risultato delle decisioni prese nella seduta di Arte Sacra del Concilio di Trento[7]  e portata avanti nel Feudo di Oria dall’ Arcivescovo San Carlo Borromeo[8]. Nel corso del Settecento[9], in seguito al terremoto del 1743, la città si rinnova ai gusti europei[10], di matrice antibarocca[11].

I monumenti che si possono vedere al giorno di oggi sono il risultato dei lavori di restauro attuati soprattutto dopo il secondo conflitto bellico.

I primi lavori importanti di restauro si ebbero dopo il Ciclone del 21 Settembre del 1897, successivamente si registrano altri ammodernamenti. È importante sottolineare come negli anni Cinquanta del Novecento nella chiesa di San Francesco d’Assisi si promossero delle campagne[12] di ristrutturazione, perché la chiesa durante il secondo conflitto mondiale fu usata come alloggio dei soldati e deposito delle armi.  Bisogna tener presente che molti degli interventi registrati nelle fabbriche oritane, seppure drastici dal punto di vista storico, fossero finalizzati al recupero della funzionalità dell’edificio per incentivare la devozione e il culto. In seguito non sono mancati lavori di ammodernamento come quello registrato nel 2000 nel Giardino di San Francesco che ha portato alla costruzione dell’attuale porticato al posto dell’antico muro del convento francescano.
Nel territorio sono presenti alcune piccole chiese rurali che sono riaperte al culto nei giorni in cui si celebrano le solennità dei santi titolari delle chiese. Di particolare rilievo sono le tele dipinte nella bottega della famiglia dei Bianchi di Manduria conservate nella città come: la tela della Maddalena Penitente[13] o la tela delle Perdonanze di Assisi[14]. Inoltre sono molto importante le diverse testimonianze risalenti al XVI come il Presepe, la statua di San Barsanofio Abate e il gruppo litico della Pietà, perché ci fanno notare come la scultura pugliese rinascimentale sia rimasta ancorata a una solida tradizione romanica con fortissimi legami alle tradizioni post classiche e tardo antiche, con survivals classici importati dallo stesso Federico II, con intrecci di cultura araba ed ebraica senza scordare l’ampio influsso della koinè napoletana.

Nell’ambito dei beni culturali nella città operano varie associazioni di volontariato che restano ferme sugli allori del passato senza segni evidenti in promozione turistica e in identificazione culturale.

Il tema è molto complesso perché bisogna saper coniugare ricerca, tutela e valorizzazione della gestione e ciò non può essere relegato solamente come uno dei tanti compiti dell’amministratore di turno, ma deve essere preso come impegno di vita dell’intera comunità, perché memoria e cultura devono significare di più di mercato e zona industriale, ma a Oria sono proprio gli stessi cittadini a non avere il desiderio di tutela dei propri monumenti e a guardare sempre migliore “ l’erba del vicino”. L’unica manifestazione in grado di garantire una buona offerta turistica è il Palio.

Anche il turismo religioso ha subito un forte calo in confronto al passato, basti pensare che nel mese di maggio in occasione delle Perdonanze dei Santi Medici arrivavano a Oria migliaia di fedeli. Per una città con una storia millenaria l’offerta turistica proposta è poca, certo è vero che in ambito legislativo servono ancora molte riforme, ma senza un reale impegno civico anche la migliore legge del mondo fallirebbe perchè se è vero che “la bellezza salverà il mondo”come ha affermato Dostoevskij essa deve essere salvata come ha sostenuto Settis.

[1] Linea difensiva creata tra i possedimenti longobardi a Nord e quelli bizantini a Sud. Questa strada è tuttora esistente e collega Taranto a Otranto.

[2] Attualmente questa manifestazione si svolge il secondo weekend di agosto di ogni anno ed è meglio nota come Corteo Storico di Federico II di Svevia e Torneo dei Rioni.

[3]  Di Porta Brindisi dopo il ciclone del 21 Settembre del 1897 rimase in piedi solo il basamento e nel 1900 il sindaco Carlo Russo decise la demolizione

[4] L’origine si fa risalire al passaggio di San Pietro in Puglia, nel 680 Oria diviene sede diocesana per soccombere a quella brindisina, successivamente nel 1591 le due sedi vengono distaccate completamente dando vita a due diocesi.

[5] Visita pastorale del Vescovo di Oria Giovanni Carlo Bovio effettata nel XVI secolo concernente la chiesa di Santa Maria di Gallana.

[6] Si afferma questa tipologia di altari barocchi quando a Oria comincia a lavorare Giuseppe Cino nella chiesa di San Domenico e nella chiesa di San Francesco d’Assisi

[7] XXV seduta, svolta il 3 Dicembre 1563

[8] Carlo Borromeo eredita il feudo di oria il 21 Aprile 1565.

[9] La città venne integrata nei feudi della famiglia genovese degli Imperiali, che miravano in campo artistico a promuovere la ricerca innovativa e antibarocca, già portata avanti da Clemente XI e da Cristina di Svevia.

[10] Questo ammodernamento in ambito europeo si rifaceva alla “Renovatio Urbis” teorizzato da Leibiniz

[11] Nella città furono attivi Mauro Manieri e l’architetto Francesco Milizia, entrambi teorici del sobrio controllo che, in Terra d’Otranto,  porta a un ribaltamento del Barocco Leccese.

[12] Documento inedito conservato presso L’Archivio di Stato di Brindisi, Genio Civile, II vers. Classe XII, Edilizia di Culto, fasc. 145, busta 24.

[13] Questa tela è stata dipinta da Pasquale Bianchi nel 1773 ed è conservata nella chiesa parrocchiale di San Francesco di Paola, Acanfora, Splendori del Barocco Defilato, p. 212

[14] Questa tela è attribuibile dopo una attenta analisi a Diego Oronzo Bianchi e si trova nella chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi di Oria. È nota anche come Madonna degli Angeli.