L’assemblea generale sul clima tenutasi nella sede dell’ONU, i Friday For Future, il piano di investimenti alla Green Economy annunciato in Germania da Angela Merkel, il sorprendente risultato dei “partiti Verdi” (i casi più recenti il 12,4% in Austria alle elezioni nazionali di settembre e il 20,5% nel maggio 2019 alle europee in Germania).

Tali eventi assegnano al tema “Ambiente” il ruolo di protagonista nel dibattito mondiale (i disastri ambientali non sono stati altrettanto incisivi).

I soggetti che si muovono in tale scenario sono: movimenti popolari, associazioni, la politica in maniera trasversale e il settore economico e finanziario. Nell’era del Capitalismo il ruolo cruciale lo gioca  ovviamente l’economia; alla parola economia qui do un significato più ampio cioè l’inscindibile attività economico-politica (aziende-istituzioni).

Osserviamo quindi l’atteggiamento ma ancor più il comportamento che le aziende di primo rilievo nel mondo assumono nei confronti della “problematica ambientale”.

Il 23-24 settembre 2019 al 18° Italian Energy Summit presso la sede del gruppo del Sole 24 Ore partecipano le aziende impegnate nel campo delle rinnovabili, in primo piano Eni,Enel,Erg ed a seguire gli analisti Kpmg.

Claudio Descalzi amministratore delegato di Eni parla di 22 miliardi destinati al settore delle rinnovabili (Il sole 24 ore).

ERG , l’azienda di proprietà della famiglia Garrone che dalla cessione del ramo petrolifero (che ne costituiva l’attività principale) ad una società russa, ha virato verso il settore delle rinnovabili portando in breve tempo l’azienda al primo posto nel settore eolico in Italia e non solo.

Per dare un’idea del ritmo di espansione del mercato delle rinnovabili osserviamo i passi di ERG dell’anno in corso. A maggio  ERG acquista il 100% di Craiggore Energyuna, società nordirlandese proprietaria della concessione per la realizzazione di un parco eolico nel Regno Unito, il 13 settembre 2019 acquista tre parchi eolici in Germania, e concorre nell’ asta di Renvico (ex Sorgenia), operazione stimata intorno ai 400 milioni di euro.

Sembra ci sia da scommettere sul “Cuore Green” dell’economia.

L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE, (in inglese OECD) è un’organizzazione internazionale di studi economici finalizzati a organizzare e coordinare la comune economia di mercato dei paesi che ne aderiscono, paesi sviluppati reclutati principalmente in base al valore (alto o medio-alto) del PIL pro-capite che conta ad oggi 36 Paesi membri (compresi gli Stati Uniti non Russia e Cina).

La sintesi che quest’organizzazione fa in merito all’atteggiamento (inteso all’interno della materia dell’economia) che assumono i paesi partecipanti di fronte al “problema ambientale” si esprime nei seguenti termini: crescita verde e crescita sostenuta.

CRESCITA VERDE significa promuovere la crescita e lo sviluppo economico e al contempo assicurare che il patrimonio naturale continui a fornire le risorse e i servizi ambientali sui quali si basa il nostro benessere. Per far ciò, è necessario accelerare gli investimenti e l’innovazione che renderanno possibile una CRESCITA SOSTENUTA e daranno vita a nuove opportunità di ordine economico.

(estratto dal sito internet di OCSE)

In una posizione critica si pone l’ EEB (European Environmental Bureau), che conta 143 organizzazioni ambientaliste in oltre 30 paesi (stati membri UE e non solo). Questa si prefigge lo scopo di difesa e promozione degli interessi e della legislazione in materia di ambiente in special modo all’interno delle istituzioni europee.

L’EEB nel suo rapporto osserva come la CRESCITA VERDE non rompe quel legame tra la crescita economica e lo sfruttamento ambientale né soprattutto ne attutisce gli effetti che scongiurano un imminente collasso.

Questo fenomeno viene rilevato in tutti i paesi OCSE.

Nella sua analisi l’EEB pone seri dubbi su quanto la cosiddetta GREEN ECONOMY possa rappresentare la risposta alla problematica ambientale.

Tralasciando le molteplici declinazioni riconducibili all’espressione “CRESCITA SOSTENIBILE” azzardiamo una riflessione che si focalizza proprio su questi due termini. Se la crescita è la benzina del nostro sistema economico essa non può essere finita. Se il presupposto è l’infinita crescita può quest’ultima essere sostenibile? C’è una evidente ma affatto insolita contraddizione. Questa riflessione pone seri dubbi sull’efficacia reale della GREEN ECONOMY alla base del prossimo NEW DEAL annunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

A questo punto ne viene fuori un’immagine di Green Economy di un green poco speranzoso tendente al verde delle paludi.

Viene il sospetto che la Green Economy sia soltanto nuova linfa per quel soggetto(i) economico-politico che si personifica nel Capitalismo.

Rilanciando le grandi multinazionali con nuove produzioni per i nuovi bisogni del consumatore, oltre che a dare una bella riverniciata all’immagine (un po’ oscura) di tali aziende, al contempo la politica troverà terreno fertile in un tema che non può dispiacere a nessuno e fare da collante all’interno masse elettorali.

Con la Green Economy inizia forse una nuova luna di miele tra produttore e consumatore rivitalizzando quella macchina che è del Capitalismo e procrastinandone l’autodistruzione di cui abbiamo avuto e continuiamo ad avere qualche sentore.