Il Servizio Civile Universale si rivela ogni anno una straordinaria opportunità e una grande esperienza di crescita formativa per i giovani tra i 18 e 28 anni.

Il Servizio Civile nacque con la Legge n° 772 del 15 dicembre del 1972 come opportunità per i giovani obiettori di coscienza[1]. Nel 2001 con la legge n°64[2] fu istituito il SCN per le donne e gli uomini inabili alla leva, contemporaneamente, in  virtù di questa legge, esistevano due forme di SC: una obbligatoria per chi era obbiettore di coscienza, e una volontaria. Con la sospensione del servizio militare di leva[3] a partire dal gennaio 2005 si pose fine al SC obbligatorio. Con il D lgs. 6 marzo del 2017 n° 40 coordinato con il D lgs del 13 aprile del 2018  n°43 il servizio civile da nazionale è diventato universale ed è su base volontaria aperto a uomini e donne.

In Italia sono presenti diversi Enti accreditati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove è possibile trasmettere la domanda di partecipazione.

Uno degli Enti in cui si può svolgere il SCU è la Caritas Italiana.

La Caritas è l’organo pastorale della CEI istituito nel 1971 per volere del Papa Paolo VI, per rendere ancora più vivo il messaggio del Concilio Vaticano II, e per raggiungere il bene comune come è sottolineato nel Gaudium et spes.

Già nel 1976 la Caritas ha promosso l’obiezione di coscienza e il servizio civile come scelta alternativa al servizio militare. Oggi le varie Caritas presenti nel territorio italiano promuovono vari progetti di SCU sia in Italia che all’estero.

Lavorare in Caritas è innanzitutto partecipare alla funzione pastorale e pedagogica promossa dalla Chiesa Cattolica. Il metodo assunto dalla Caritas è ascoltare, osservare, discernere per educare e animare i centri di ascolto, l’osservatorio della povertà e delle risorse e le Caritas Parrocchiali.

Io ho partecipato alla selezione del progetto “Passo dopo Passo”, promosso dalla Diocesi di Oria. Questo percorso della durata di dodici mesi è cominciato il 15 gennaio del 2019.

Il lavoro svolto all’interno del progetto comprende tre momenti: ascolto, valutazione dei bisogni, aiuto nel superare le situazioni di svantaggio.

Le famiglie che vengono accolte in Caritas provengono dei paesi diocesani, molti di loro sono italiani e si trovano in situazioni di povertà per vari motivi alcuni spesso riconducibili a dipendenze, problemi di salute, mancanza o perdita di lavoro. Esiste poi la povertà culturale che è risolvibile solo attraverso l’istruzione per tutti, come sostiene Marc Augè, con l’inclusione vera che garantisce a tutti i cittadini di essere protagonisti del mondo perché ciò che fa esclusione è l’ignoranza e la mancanza di mezzi.

Per fare fronte alle varie necessità dei poveri si è promosso l’Emporio della Solidarietà, nella diocesi di Oria, un luogo dove i poveri possono fare la spesa senza perdere la dignità dell’essere persona.   I volontari si occupano sia di riempire gli scaffali dell’emporio con i prodotti donati o acquistati dalla Caritas sia di seguire le persone nella loro spesa indirizzandole verso acquisti più equilibrati alle loro esigenze.

Il servizio dell’Emporio della Solidarietà attualmente interviene nelle situazioni di bisogno, dove i servizi sociali del comune non hanno gli strumenti per aiutare concretamente le persone, ma non si sostituisce alle istituzioni di welfare locale[4], seppure in molte situazioni sia quasi assente.

La Caritas di Oria da diversi anni è attiva in Albania e durante quest’anno ho potuto fare il campo di formazione e animazione là. Il campo ha previsto l’animazione del gruppo di bambini del villaggio di Rrjol, nella Diocesi di Scutari, una terra in cui sono arrivata piena di entusiasmo, ma anche di pregiudizi.  Esso ha significato condividere alloggio, pasti, momenti di lavoro, uscite, momenti di riflessione e incontri con persone con cui condividevo solo un lavoro e creare un gruppo non è sempre facile, ma l’obbiettivo comune è stato più forte di ogni incomprensione.

E’ stata l’esperienza che mi ha fatto andare incontro alle povertà locali, dove accanto alla miseria più assurda trovi l’amore incondizionato e gratuito che spesso nella nostra società è messo da parte. In alcune famiglie che ho conosciuto mancava tutto, ma non si sono fatti problemi a condividere quel poco che avevano. In una settimana persone che non conoscevo sono diventati i miei fratelli, ho avuto una nuova comunità, dove mi sono sentita accolta e soprattutto a casa.

Il Servizio Civile in Caritas ha cambiato il mio modo di vivere, mi ritengo fortunata delle possibilità che ho ricevuto, nonostante le varie difficoltà incontrate. All’inizio avevo una vaga idea di cosa fosse il Servizio Civile e mi sono chiesta che cosa avrei potuto fare di concreto. Mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto, perché la mano di chi aiuta si poggia sempre sulla mano di chi chiede. Ho avuto l’opportunità di sperimentarmi con gli strumenti che ho, con i miei pregi e i miei difetti, di realizzarmi come cittadina prendendomi cura di persone che non conoscevo con tante storie che ho imparato a rispettare senza giudicare, toccando con mano realtà territorialmente molto vicine a me, ma contemporaneamente lontane dalla mia vita.

Ho fatto esperienza del “mettersi nei panni dell’altro” dove bisogna ascoltare con il cuore, perché ogni povero è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ho vissuto le gioie semplici che sono le più grandi.

Fare il Servizio Civile è come una partita di rugby, dove si scopre che da solo non si salva nessuno e non si progredisce e ogni momento diventa necessario per crescere e testimoniare.

[1]  Questi giovani si rifiutavano di svolgere la leva obbligatoria e il Servizio Civile durava otto mesi in più rispetto al servizio militare, inoltre questi giovani non avrebbero potuto svolgere i lavori che prevedevano l’uso delle armi.

[2] L’art 1 della  legge 64/01 prevede la difesa della Patria con mezzi ed attività non militari; la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale; inoltre promuove la solidarietà e la cooperazione per la pace fra i popoli; la partecipazione alla salvaguardia e tutela del patrimonio della Nazione, con particolare riguardo ai settori ambientale, storico-artistico, culturale e della protezione civile; e contribuisce alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni operanti all’estero.

[3] La sospensione della leva militare obbligatoria si ebbe con la legge n° 226 del 23 agosto del 2004.

[4] Benedetto XVI, Deus Caritas est 28.