la storia, l’economia, la politica. L’uomo. Tutto è  ciclico. Come un cane che insegue la sua coda, così corsi e ricorsi storici alternano vita e destini. Dopo gli Stati Uniti è l’ora della Cina.

Come in un’eterna corsa ciclistica i capifila si alternano e tirano il gruppo, molto spesso per sfiancarlo, dettando i tempi dell’economia, della politica, del potere. il Dragone rosso rinasce, festeggia 70 anni, ruggisce davanti al mondo mostrando muscoli cingolati sovrastati da obelischi missilistici che spaventano anche solo a guardare. E’ lui la prima forza mondiale. Giochi chiusi.

Nonostante il forte rallentamento della sua economia, con ulteriori cali in vista, nonostante la guerra dei dazi in corso questi giorni con gli Stati Uniti (suo principale partner commerciale), la Cina è ormai al vertice della potenza politico-economica mondiale. In questo gioco che vede l’Europa Disunita fare la parte dell’agnellino, che vede l’America chiudersi a riccio tra le mura dei suoi confini (spesso mentali), la parte del leone la fa comunque la Cina. Decine di migliaia di soldati, a Piazza Tiananmen, al ritmo scandito del passo dell’oca hanno ribadito ancora una volta che l’ultimo governo leninista della storia è ormai la prima forza nella partita dei poteri mondiali.

Tutto legittimo, tutto lineare.

Se non fosse che a poche centinaia di chilometri di distanza, nello stesso paese, sotto lo stesso governo, un giovane manifestante viene raggiunto al petto da un colpo di pistola sparato dalla polizia, intenta a reprimere una manifestazione che ha avuto purtroppo anch’essa il demerito di essersi espressa spesso con la violenza. A qualcuno viene da storcere il naso alla lettura della notizia; come mai una così gloriosa potenza è costretta ad arrivare a tanto? Altri considerano il gesto una normale forma di tutela dello stato davanti alla minaccia della morte dei suoi più diretti difensori: Le forze dell’ordine. Altri ancora, come me non si sorprendono dell’uso della forza che un regime (leninista o franchista che sia) possa fare nei confronti degli avversari politici.

Non ci è dato sapere l’esatta verità su come siano andati i fatti. L’ingarbugliata macchina della censura funziona e non funziona, a volte beffata da un video scappato sui social, a volte capace di nascondere condizioni di disagio e povertà come fosse semplice polvere sotto il tappeto. Ad ogni modo la Cina vive in pieno tutte le contraddizioni che un exploit così importante porta dietro di sé. La crescita a due cifre del PIL nasconde al suo interno sacche di povertà assoluta, di repressione, di sfruttamento dei lavoratori, di intolleranza politica e religiosa. A chi giova allora questa florida economia? C’è anche qui la longa manus del capitalismo? La redistribuzione della ricchezza in un paese che si professa comunista dovrebbe quantomeno puntare a garantire la cancellazione delle diseguaglianze economiche tra i cittadini. E non parliamo dei diritti dell’uomo. Lungi da me il voler pretendere tanto da un regime monocratico.

Sopravvive in me, però, la speranza e la certezza anzi, che questo sia un percorso fisiologico per una nazione che fino a 70 anni fa rappresentava la parte più povera del globo e che oggi possiede la fetta principale di economia e quasi un quinto della popolazione mondiale.

Come in altri paesi la democrazia si farà spazio attraverso la lotta sociale, attraverso eventi tragici e, perché no, attraverso anche la collaborazione e il dialogo. Ma richiede e necessita del tempo. Arriverà, sarà forte e darà l’illusione della speranza agli ultimi. Crescerà fino ad essere abusata e molto probabilmente poi scomparirà sotto le parole di un nuovo regime antidemocratico. E così il cane che non riesce ad acchiappare la sua coda continuerà l’eterno, ciclico, girotondo dell’inseguimento.