La cultura araba è una cultura millenaria, stupefacente per ciò che è riuscita a produrre nel corso delle epoche, e per l’importanza che ha avuto anche sul pensiero e sulla storia occidentale.

Bernard Lewis rimprovera alla cultura araba, il fatto che,mentre nel medioevo la superiorità degli Arabi fu accettata dagli Europei, adesso i rapporti tra le due culture si sono capovolti preferendo il muro contro muro e la cecità del fanatismo .

L’apporto degli studiosi Arabi alla cultura fu vasto ed imponente nonostante l’ostilità iniziale,in seguito essi studiarono accuratamente e utilizzarono gli autori del mondo classico trasmettendone le conoscenze di geometria, astronomia, filosofia, botanica, geografia all’Europa medievale.

Gli Arabi arrivarono in Sicilia nel IX secolo, e la loro influenza vi permase fino al 1492[1]. La corte federiciana raccoglie nell’Italia meridionale l’eredità araba ,infatti nasce la prima scuola poetica italiana“La scuola Siciliana ”;  e lo stesso imperatore attribuisce la qualifica di studio alla scuola salernitana di medicina, famosa fin dal X secolo.

La storia della Sicilia araba è interessante perché evidenza come nel periodo dei “Secoli bui,” sia nato un fenomeno culturale dato dall’incontro tra due culture che non ha eguali.

In Sicilia non ci fu un regno unitario arabo ma tante piccole signorie rette da “Kadì”. Il comportamento degli arabi fu improntato sulla tolleranza, infatti non perseguitarono i cristiani ma consentirono la libertà di culto favorendo l’ integrazione con i popoli autoctoni che né Francesi, né Piemontesi sono riusciti a cancellare.

Attualmente, negli Italiani si è rimosso tutto ciò e si tende a non integrare i migranti di cultura musulmana che arrivano in Italia, perché si fa leva solo sulle diversità senza considerare le similitudini delle nostre culture e che la parola fratellanza è fondamentale sia nella Bibbia che nel Corano.

Durante i 200 anni della loro dominazione, gli Arabi diedero un notevolissimo apporto all’economia ed alla civiltà portando in Occidente nuove conoscenze e tecnologie. Per quanto riguarda l’agricoltura, si ha l’introduzione della canna da zucchero, del riso, del cotone, dell’ arancio amaro e del limone, degli spinaci, dell’albicocco e della melanzana. Furono incrementate le piantagioni di gelsi, si svilupparono le manifatture per la seta e la piccola proprietà terriera, si eliminarono i latifondi in Sicilia, con opportuni provvedimenti fiscali, quale l’abolizione dell’imposta sugli animali da tiro.

Gli Arabi introdussero la bussola, l’uso della carta conosciuta in Cina, l’uso del mulino ad acqua e a vento, la vela latina, la porcellana, la lavorazione dello zucchero, del legno, del cuoio e dei tessuti.

Durante la dominazione araba Palermo si distingueva per lusso e per ricchezza presentandosi con le caratteristiche di una città orientale. Divenne una capitale mediterranea, infatti, si contavano più di 300 moschee con una popolazione di oltre 250.000 abitanti.

Gli Arabi favorirono la nascita di una ricca cultura, sia nelle scienze che nella letteratura.

Sull’isola non ci rimane alcuna Moschea, perché trasformate in chiese cristiane, e lo stesso Alkazar[2], non lascia più riconoscere la parte costruita dagli Arabi, ma questa mancanza è fortemente rimpiazzata dalla storia linguistica della Sicilia.

La parola ‘mafia’ sembrerebbe essere di origine orientale. Lo studioso Antonio Di Gregorio sostiene infatti che ‘Afia’ significhi forza, mentre la lettera ‘M’ in arabo non è altro che un avversativo ovvero un ‘non’. È possibile dunque che ‘mafia’ significasse inizialmente ‘non forte’, ‘non prepotente’; quindi si può sostenere che servisse al bene comune,contro lo strapotere dei signorotti e solo nei secoli ha subìto un cambiamento.

Le influenze arabe sono particolarmente evidenti nella cultura culinaria dell’isola, come il cous cous, la cubbaita e la granita che sono stati proprio importati dagli Arabi, anche i cannoli sono di origine araba e la cassata veniva chiamata dagli islamici ‘qas’a’. Tutta la nostra cucina ha una forte impronta araba che si riconosce nell’uso delle spezie e dello zucchero. L’influenza della cucina araba è sopraggiunta anche in Salento, infatti, si fanno risalire a questa tradizione i “mostaccioli”, dolci senza lievito in cui si utilizzano le mandorle tostate, a volte ricoperti di cioccolato.

L’etnologo Giuseppe Pitré annota come anche gli antichi riti di magia e credenze popolari come le “truvature” ovvero scongiuri e pratiche di fattura derivino dall’influenza araba.

Come la Sicilia anche la Puglia è stata conquistata dagli Arabi nel corso dei secoli IX e X.

Bari divenne sede di un emirato arabo dall’847 all’871. Gli Arabi, nel periodo di massima espansione, si spinsero all’interno dell’Italia meridionale, quindi anche in Basilicata, per compiere saccheggi e catturare prigionieri da vendere come schiavi nei centri dell’impero islamico.

Le numerose tracce architettoniche che ancora si possono leggere in molti centri storici e le tracce linguistiche nei dialetti locali, fanno ritenere che non si trattò esclusivamente di insediamenti militari, ma di vere e proprie comunità articolate, dove un ruolo di rilievo era svolto da mercanti ed artigiani.

Le tracce degli insediamenti arabi  nella Basilicata sono ancora perfettamente leggibili a Tursi, a Tricarico e a Pietrapertosa: si tratta di quartieri che la tradizione appella come Rabatana, Rabata o Ravata, richiamando etimologicamente il termine ribat, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato.

Si ritiene che la cultura araba abbia influenzato il resto d’Italia, molto più di quanto non si pensi o si sappia. Ad esempio attraverso l’introduzione nel volgare degli articoli, non presenti in latino, oppure attraverso la tipica aspirazione della ‘c’ che caratterizza, ancor oggi, il toscano, da cui la nostra lingua è nata e molte parole sono entrate nel lessico proprio perché introdotte dagli arabi nel Mezzogiorno.

La Divina Commedia ha fonti arabe infatti, la ricerca moderna ha appurato che Dante fu parecchio influenzato dal Libro della Scala”[3].Bisogna tener presente che la cultura europea cristiana non era dissociata o chiusa a quella islamica. La Divina Commedia,ci fornisce  l’assimilazione di elementi culturali arabi, con loro relativa declinazione e riadattamento, oltre a riflettere sulla condizione politica, religiosa e culturale di Firenze e dell’Italia.Le influenze arabe sulla cultura europea non si limitarono  alla letteratura d’élite, ma si infiltrarono nelle usanze, nelle tradizioni e nelle pratiche popolari.

Gli arabi recuperarono la filosofia greca, la cui conoscenza era andata perduta nell’Occidente latino nei secoli dell’Alto Medioevo e la trasmisero successivamente all’Europa tramite centri culturali cosmopoliti quali la Spagna e la Sicilia. Si trattava di salvare non soltanto dei sistemi filosofici, ma un’enciclopedia del sapere, in cui confluivano le conoscenze dell’antichità. Particolare importanza avranno i commenti all’opera aristotelica da parte di filosofi quali Averroè la cui traduzione permetterà il fiorire della cultura universitaria europea, soprattutto per le facoltà di medicina, arti liberali e teologia.In ambito teologico l’influenza del pensiero arabo sarà importante per la cultura cristiana, in quanto furono i filosofi quali Al-Farabi, Avicenna , Al–Ghazzali e Averroè  ad impostare il problema del rapporto tra fede e ragione, decisivo sia nel Cristianesimo che nell’Islam.
Con l’espansione araba si assiste al fecondo connubio fra la matematica orientale, indiana e babilonese, con le  conoscenze di aritmetica e di astronomia , il sistema di numerazione posizionale e l’introduzione dello zero e quella greco-ellenistica.

L’influenza araba è stata fondamentale dal punto di vista medico, Maometto può essere considerato come il primo medico del popolo arabo.Il più grande tra i medici del Medioevo é stato Razas. Il Continents è la sua opera più significativa, nella quale egli espone le proprie osservazioni cliniche.

La denominazione “medicina araba” va riferita essenzialmente alla lingua in cui tale scienza viene espressa,ma se ci si vuole riferire alle sue origini e ai contenuti, si deve parlare di una scienza in cui si fondono apporti grecosiriaco-iranico-indiano,che vengono poi elaborati e ampliati da studiosi di lingua araba, nella scuola di Salerno. Le cronache dell’epoca attribuiscono a Federico II la fondazione dell’Università di Napoli nel 1224 e la creazione nell’Italia meridionale di un centro culturale di grande avanguardia grazie ai dotti Arabi.

 

 

 

[1] Anno in cui Ferdinando “il Cattolico”, re di Spagna, decise la diaspora per gli Arabi e gli Ebrei.

[2] L’attuale Palazzo dei Normanni di Palermo

[3] Opera escatologica in arabo in cui viene raccontata l’ascesa di Maometto al cielo,è stata tradotta su commissione di Alfonso X di Castiglia in spagnolo. Bonaventura da Siena traduce l’opera in francese antico e latino.