“ Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio, educazione e diletto promuovendone la conoscenza presso il pubblico e la comunità scientifica”

Il museo, come ha sostenuto  Giulio Carlo Argan  è il luogo in cui l’opera viene ricondotta al suo originale valore con “i rapporti che possono e devono esserci tra l’arte del passato e l’odierna”. Il museo, è organismo vivo, vitale, attivo, capace di coinvolgere il visitatore, di farlo diventare attore, non più solo spettatore, di un processo comunicativo, contribuisce al costituirsi della polis, può influenzarne le scelte etiche e le strategie di sviluppo.

Negli anni Settanta del Novecento si assiste a un nuovo concetto di museo: “l’ecomuseo” teorizzato da Hugues De Varine e Georges Henri Rivière.

Per Rivière “l’ecomuseo è un’ istituzione culturale che assicura in modo permanente, su un dato territorio, le funzioni di ricerca, presentazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi succedono, con la partecipazione della popolazione stessa”. Inoltre l’ecomuseo per l’autore “è uno specchio dove la popolazione si guarda, per riconoscersi in esso, dove cerca spiegazioni del territorio al quale è legata, unite a quelle delle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni”

 

Per De Varine “ un ecomuseo è una istituzione che gestisce, studia, esplora con fini scientifici, educativi e culturali in genere il patrimonio globale di una certa comunità, comprendente la totalità dell’ambiente naturale e culturale di questa comunità. Un ecomuseo è uno strumento che un potere e una popolazione concepiscono, fabbricano e esplorano insieme. Un ecomuseo è uno specchio in cui questa popolazione guarda, per riconoscersi, cercando la spiegazione del territorio al quale appartiene, assieme a quelle popolazione che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni. Uno specchio che questa popolazione offre ai propri ospiti, per farsi meglio comprendere, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità.”

Nel libro “Le radici del Futuro” De Varine racconta della creazione di un ecomuseo in sviluppo di prospettiva del patrimonio, invitando le amministrazioni pubbliche ad assegnare ai beni culturali un ruolo centrale nella politica cittadina assicurando  la vitalità dei progetti, l’organizzazione delle attività da intraprendere e la fattibilità economica, poiché gli ecomusei sono processi prima che istituzioni. Di solito si concepisce, sbagliando, lo sviluppo locale solo in termini economici ponendo l’attenzione solo sugli investimenti da attrarre e non ci si rende conto che il patrimonio degli abitanti muore mentre potrebbe fornire la base culturale da cui partire.

Si notano subito le differenze tra museo ed ecomuseo, infatti, nell’ecomuseo non si conserva solo il bene materiale, ma anche il bene immateriale connesso con il territorio.

L’ecomuseo è il risultato del rapporto tra una comunità, il territorio e il patrimonio in esso presente, quindi, realtà variegata e di difficile definizione; per questi suoi aspetti non è omologabile ad altri soggetti ma necessita di interventi istituzionali che prevedano normative flessibili atte a promuoverlo. L’idea di ecomuseo secondo la formulazione proposta da De Varine è senza dubbio affascinante: il museo è considerato il principale strumento di sviluppo di una comunità (intesa come insieme di persone che condividono lo stesso territorio e le stesse tradizioni). Il museo diventa “l’espressione del territorio” e “l’espressione della comunità” che diventa attrice del proprio sviluppo. L’ecomuseo è vivo se è partecipato, sentito come proprio dalla comunità di riferimento, aperto a nuove prospettive di sviluppo, spinto da obiettivi di valorizzazione e non solo di tutela. In questo tipo di processo si conserva la cultura vivente e non si deve cadere nella semplificazione, nel pensiero unico, ma si deve tutelare la vitalità facendo coesistere le attività dell’ecomuseo con i reali processi di sviluppo.

“ Si presuppone l’esistenza di un patrimonio. Ebbene tale patrimonio non è dato, ma va identificato mediante un lavoro di analisi con la popolazione. I cittadini di un territorio sono chiamati a scegliere gli elementi (culturali e naturali, materiali e immateriali) che ritengono rappresentativi della propria cultura, che andranno poi a formare il patrimonio locale, salvaguardato dall’ecomuseo.”

L’attività di animazione locale e di coinvolgimento sono di fondamentale importanza per una realtà che non è solo un’istituzione o un luogo ma un processo. Questo approccio, secondo l’autore, si può applicare anche alla scuola adottando il processo museologico.

Alla base di questa nuova museologia c’è la convinzione profonda che il museo, per tornare a essere utile alla comunità, deve evolversi e trasformarsi al pari della comunità stessa: per questo gli ecomusei non possono riguardare solo il passato e non possono essere gestiti da figure portatrici di saperi inaccessibili.

È la comunità che decide cosa salvare, perché è sempre più consapevole del proprio sviluppo attraverso la partecipazione locale alle decisioni di interesse generale. È fondamentale per gli obiettivi dell’ecomuseo in quanto direttamente proporzionale all’interesse e all’attenzione della

comunità verso il progetto stesso e in grado di ricreare il senso di appartenenza e di

identità, indispensabili affinché l’ecomuseo non rimanga un mero progetto sulla carta, ma

diventi laboratorio per costruire un futuro condiviso.

Nell’ambito dell’ecomuseo non si può creare un unico modello di gestione perché è necessario partire da una valutazione sul ruolo del patrimonio culturale e per questo è difficile individuare modelli comuni di gestione per tipologie di musei perché ogni ecomuseo è intimamente collegato con il suo territorio per mantenere la memoria storica, quella ambientale, e quella culturale.

È importante utilizzare tutte le risorse disponibili e, quindi, anche le risorse dell’ecomuseo,

per incentivare il turismo nei piccoli borghi e creare posti di lavoro, soprattutto nella situazione economica che stiamo vivendo con forti tassi di disoccupazione, con una profonda consapevolezza del “bene paesaggio” attuabili solo attraverso l’educazione delle nuove generazioni al patrimonio culturale.

L’appello di Hugues De Varine è di evitare di sopravvalutare i modelli valutando ogni ecomuseo affinché  possa essere uno strumento «al servizio della società e del suo sviluppo» e non un ornamento.