“Il dono non è un baratto primitivo, né per il suo spirito, né per il suo svolgimento, né per il contenuto al quale si riferisce. Non è la mancanza di moneta, né l’assenza di mercanti che differenziano il dono dal mercato: è l’obiettivo fondamentale dell’atto” con queste parole Serge Latouche, un noto economista, ha delineato cosa sia effettivamente il dono. Latouche nell’ opera “L’altra Africa. Tra dono e mercato” si sofferma ad analizzare i diversi tipi di doni presenti soprattutto nell’Africa Sub sahariana. L’opera è considerata dallo stesso autore un controdono per il popolo Mauritano, ovvero qualcosa di sacro, magico, e anche religioso. L’autore ha affermato che il suo lavoro è nato dall’ incontestabile sentimento di dover restituire  un dono ricevuto in precedenza, punto di partenza della stessa opera. Latouche dopo un’ esperienza vissuta in Mauritania,  ha osservato  la vita quotidiana del popolo e si rende conto del primato  posseduto dal dono, che funziona accanto ai rapporti mercantili, presupponendo la reciprocità e la contropartita, tuttavia non sopprime le ingiustizie, ma le attenua. La catena tra doni e controdoni inquadra la vita mercantile e moderna intrecciandosi con essa, incorporando l’economico nel sociale. L’onnipotenza del dono è paradossale in quanto la società mauritana è anche una società di commercianti.

La sfera del dono per noi Occidentali, sembra ridotta a una parte residuale, riservata alla gratuità anche se il termine “gratuito”, prodotto dalla mercantilizzazione,  non può essere usato perché il dono non è definibile come tale  in una società non mercantile poiché niente è a pagamento. Il dono pur essendo generoso esibisce e proclama la bontà del donatore anche se quest’ultimo è un avaro che si rassegna soltanto per l’ obbligo morale.  Si potrebbe ipotizzare che le società che praticano il dono dovrebbero essere più giuste ed egualitarie, ma in realtà sono fortemente gerarchizzate  eccetto le società primitive senza classi sociali. L’importanza del dono non rimette in discussione le classi sociali, infatti, gli schiavi restano tali.

Anche il “Potlach” studiato da Boas e il “Kula ring” di Malinowski rientrano nel dono,  e in queste due usanze il regolamento delle contropartite è codificato con un rigore che lascia poco all’improvvisazione.                                                                   Il Potlatch assume la forma di una cerimonia rituale, che tradizionalmente comprende un banchetto a base di carne di foca o di salmone, in cui vengono ostentate pratiche distruttive di beni considerati “di prestigio”. Intorno alla fine del XIX secolo la pratica del Potlatch è stata resa illegale in Canada e negli Stati Uniti  principalmente a causa della pressione dei missionari e degli agenti del governo che la consideravano “un’abitudine più che inutile”, sostenendo che fosse dispendiosa. Nonostante ciò ancora oggi le persone continuano a fare le cerimonie di Potlatch che sono tornate ad essere una parte importante della vita della comunità. Questi riti possono essere celebrati per i motivi più diversi che dipendono dalle tradizioni della tribù e da variazioni regionali. Molti Potlatch sono oggi associati alla commemorazione di persone defunte, solitamente importanti personalità della comunità. Altre ragioni possono essere l’innalzamento del totem, pagamenti per significativi servizi resi, attività politiche, celebrazioni comunitarie e riunioni della tribù. I regali attualmente consistono in denaro o cibo, ma possono comprendere coperte, vestiti, piatti, utensili per la casa, oggetti artistici e quasi qualsiasi cosa che abbia un valore evidente.

Il kula è uno scambio simbolico di doni effettuato nelle isole Trobriand[1]. Questa pratica è divenuta uno dei fenomeni socio-culturali dei quali si è più discusso, non solamente all’interno delle discipline etno-antropologiche. I partecipanti compivano viaggi anche di centinaia di chilometri in canoa per scambiarsi doni che consistono in collane di conchiglie rosse (soulava), scambiate in direzione nord e braccialetti di conchiglia bianca (mwali), scambiati in direzione sud. Dunque lo scambio può avvenire solo tra oggetti diversi: braccialetti per collane e viceversa. Gli ornamenti scambiati sono impregnati di significati magici e possiedono, secondo la mitologia e le credenze locali, un grande potere sugli spiriti del mare e delle spiagge. Il kula viene anche definito una “confraternita” di iniziati che diffonde un’influenza di carattere, in qualche modo, religioso sul gruppo di isole.

Mauss nel Saggio sul dono delinea la sua teoria affermando  come essa non è altro che il frutto dalla comparazione di varie ricerche etnografiche, tra le quali lo studio del rituale Potlach di  Boas e del Kula di Malinowski. Lo scambio dei beni, è uno dei modi più comuni e universali per creare relazioni umane. Addirittura il dono diventa, secondo Mauss, un fatto sociale totale, ovvero un aspetto specifico di una cultura che è in relazione con tutti gli altri e pertanto, attraverso la sua analisi è possibile leggere per estensione le diverse componenti della società. L’autore suppone che il meccanismo del dono si articoli in tre momenti fondamentali basati sul principio della reciprocità: dare;ricevere (l’oggetto deve essere accettato);ricambiare.

Il dono implica una forte dose di libertà. È vero che c’è l’obbligo di restituire, ma modi e tempi non sono rigidi e in ogni caso si tratta di un obbligo morale, non perseguibile per legge, né sanzionabile. Il valore del dono sta nell’assenza di garanzie per il donatore. Un’assenza che presuppone una grande fiducia negli altri. Nel formulare questa interessante teoria, Mauss potrebbe essere stato influenzato dalla teoria dell’HAU che è lo spirito della cosa donata, secondo i Maori della Nuova Zelanda. La cosa donata è animata, non inerte, poiché tende a recuperare il luogo d’origine, ovvero ” a produrre per il clan o per il luogo da cui è uscita, un equivalente che lo sostituisca”.

Il nostro dono risulterebbe in qualche modo purificato da questi sentimenti di mercanti e perciò costituirebbe un prototipo più puro da contrapporre allo scambio mercantile. Il rapporto di valore tra il dono e la sua contropartita è inconsapevole, ma è sbagliato individuarlo poiché gli scambi non economici vertono su oggetti eterogenei non quantificabili. I partecipanti al Potlac e al Kula sono molto meglio armati dei nostri contemporanei occidentali, o anche dei Mauritani per valutare doni e cotrodoni.   Anche nelle nostre società Occidentali è praticato il dono soprattutto dalle  Organizzazione Non Governative come le ONLUS, l’EMERGENCY, l’UNICEF ecc, e dalle organizzazioni religiose come la CARITAS, i TERZIARI  FRANCESCANI, i SALESIANI , ecc.,che decidono di aiutare il prossimo servendosi dell’agape che viene elaborato concettualmente in termini di dono e di donazione  che lavorano al fine di migliorare la qualità della vita nei paesi in via di sviluppo e nelle società evolute, servendosi del tempo che viene donato gratuitamente dai volontari delle diverse associazioni.

Nelle società occidentali si indica come fattore di crescita di una popolazione il  PIL pro capite disprezzando tutto ciò che viene fatto gratuitamente, in realtà, le società che praticano il dono, non avendo un alto PIL sono molto più ricche delle nostre società, perché esso stimola i rapporti umani, evitando di cadere nella mera mercificazione di uomini e cose.

[1]    Isole dell’Oceano Pacifico