L’arte è il nutrimento per l’anima soprattutto in un periodo come questo in cui ci si può perdere. Molti sostengono come lavorare per la cultura non sia in realtà un vero e proprio lavoro, bensì un hobby non rendendosi conto che l’industria culturale, di cui il teatro è solo una parte, è importante per l’economia italiana poiché non solo produce indotto, ma offre anche lavoro. L’economia culturale italiana è stata bloccata dalla pandemia del Covid 19, infatti essa ha fermato il lavoro di molti settori della cultura e sono emerse tutte le precarietà del comparto.

 

In seguito al primo lockdown dovuto alla pandemia, alcuni attori e interpreti del settore audiovisivo hanno deciso di creare l’associazione UNITA che sostiene e promuove il panorama artistico e culturale. Essa aiuta tutti gli artisti associati sia per quanto riguarda la difesa dei loro diritti morali ed economici sia per la difesa dei diritti d’autore, inoltre è un’associazione che elimina i fattori che limitano il ruolo della donna favorendo in questo modo la parità di genere.

 

Un attore che ha deciso di tesserarsi all’ associazione UNITA è Giorgio Marchesi che durante la pandemia è stato costretto a fermarsi sul set, in estate del 2020 però ha ripreso il suo lavoro e ha iniziato la tournée dello spettacolo “Se una notte d’Inverno un viaggiatore” romanzo omonimo di Italo Calvino. L’attore ha espresso il suo parere sulla situazione pandemica affermando che trovandosi a Roma ha sofferto la lontananza da Bergamo città che è stata messa in ginocchio dal Covid. Il problema principale, inoltre, è stato il caos e la confusione perché non si conosceva il virus.

Marchesi è stato molto contento del ritorno sul set anche se tutti gli attori e gli operatori dello spettacolo sono stati molto attenti alle regole, infatti loro hanno fatto diversi tamponi e sono stati monitorati. È stato bello ritornare alla normalità rispettando le dovute regole.

 

Una proposta di legge per tutelare i lavoratori dello spettacolo è arrivata in parlamento nel novembre del 2020.  Questa proposta è frutto della collaborazione del sindacato SLC- CGIL con gli operatori dello spettacolo e il Partito Democratico. L’onorevole Gribaudo ha evidenziato le condizioni di precarietà dei lavoratori dello spettacolo e l’emergenza della disoccupazione di questi ultimi citando la ricerca “Vita da artisti” realizzata dalla Fondazione Di Vittorio nel 2017.

Il segretario Fina del Partito Democratico abruzzese ha preso a cuore la situazione in cui verte il mondo della cultura e ha creato per questo un tavolo di lavoro nella sua nuova segreteria che si occupa di questo tema.

 

Durante il lockdown il ministro del MIC Franceschini ha proposto il “netflix della cultura” l’obiettivo della piattaforma è quello di offrire dei contenuti culturali in streaming, gli abbonati possono prendere parte a eventi culturali in tutto il territorio nazionale partecipando virtualmente. In seguito, è stata aperta la piattaforma ItsArt che offre i suoi contenuti sia in maniera gratuita che a pagamento senza l’obbligo di un abbonamento. Essa è stata creata ricordando il noleggio dei film e l’acquisto dei biglietti del teatro, cinema e anche del museo.

 

Durante il periodo di pandemia hanno dovuto chiudere e fermare diversi set cinematografici, gli spettacoli teatrali, i concerti e anche le mostre nei musei; tutti gli artisti e gli operatori hanno dovuto rinunciare al proprio lavoro. Nonostante ciò, molti di essi hanno continuato a far compagnia ai loro follower sui social leggendo o anche creando diversi sketch tragicomici. È nata anche una web serie “Dieci giorni almeno” in cui i personaggi cercano di realizzare un cortometraggio con tutte le difficoltà causate dalla quarantena.                                       La pandemia ha portato sullo schermo un altro tipo di teatro quello sui social che ha permesso alla società di poter visualizzare le registrazioni degli spettacoli dei teatranti. Quest’attività ha permesso un avvicinamento seppur a distanza dei giovani al teatro. I teatranti e tutti coloro che lavorano sul campo hanno dovuto però fare a meno del contatto con il pubblico e del loro feedback.

Il regista Daniele Vicari ha affermato durante la presentazione del suo ultimo film “Il giorno e la notte” che il cinema deve collegarsi sempre a ciò che gli accade intorno. Questo film, infatti, è stato girato in cinque settimane durante la pandemia, gli attori sono stati guidati dal regista sulla piattaforma Zoom e hanno dovuto utilizzare il loro smartphone come cinepresa, loro hanno preso il posto dei fonici e truccatori, quindi hanno dovuto essere molto poliedrici.

La compagnia Carrozzeria Orfeo, grazie all’aiuto di alcuni attori ha bandito un concorso “Prove generali di solitudine”, coloro che partecipavano dovevano scrivere un monologo utilizzando come tematica la parola scelta da un attore che a sua volta decretava il vincitore di quella fase. In questo modo ognuno poteva divertirsi scrivendo un monologo e utilizzare il suo tempo in maniera proficua.

Un’altra compagnia teatrale che ha deciso di mettere al centro il pubblico è stata quella di Ert, una compagnia dell’Emilia-Romagna, che nonostante la situazione pandemica ha continuato i progetti PON nelle scuole emiliane attraverso i canali social utilizzando piattaforme come zoom. Contemporaneamente è nata anche l’ERT on AIR ovvero un piccolo spazio di sconfinamento virtuale che eliminava il confine tra lo schermo e la scena, in questo modo seppur in maniera virtuale gli spettatori hanno goduto della visione di spettacoli teatrali.

Il mondo dello spettacolo è molto attento ai suoi audiences. L’utilizzo dei programmi televisivi in chiave pedagogica e divulgativa non è nuova, infatti, ricordiamo come negli anni ‘60 il programma “Non è mai troppo tardi”, prodotto dalla Rai, ha aiutato la diffusione dell’alfabetizzazione nell’intera Penisola. Durante la pandemia la Televisione di Stato ha prodotto programmi in cui si aiutavano gli studenti per gli esami di maturità, tuttavia non è mancata quell’attenzione e premura per tutte le classi sociali fornita attraverso un linguaggio consono al pubblico televisivo.

La pandemia ci ha fatto capire quanto sia importante la nostra libertà. L’essere umano, pur indossando ogni giorno una maschera diversa in base all’esigenza, come Pirandello delinea nell’opera “Uno nessuno e centomila”, ancora oggi mostra alcuni dubbi sull’importanza dell’uso della mascherina che insieme al vaccino ci potrebbe permettere di ritrovare la via di uscita per poter frequentare finalmente  teatri, cinema, concerti e mostre museali. Il covid ci ha fatto capire come non possiamo mai combatterlo da “soli” perché l’uomo essendo un animale sociale ha bisogno della sua comunità. Ovviamente ciò ci consentirà di ripartire da dove siamo stati interrotti da circa un anno a questa parte, bisognerebbe però voler portare veramente tutta la classe operaia in paradiso, non solo nel senso metaforico, bensì in senso materiale. Il film da cui è tratto l’avvincente spettacolo teatrale esprime in chiave marxista l’alienazione dell’uomo nei confronti del lavoro a cottimo. Il protagonista Lulù è uno stakanovista e lo potremmo paragonare all’uomo post covid che brama il ritorno alla normalità senza voler mettere in discussione la precarietà della frenesia che ci ha portato all’era pandemica.

 

Affinché l’uomo “nuovo” possa divenire libero dalla schiavitù della frenesia bisogna cercare l’immunità di gregge che permetterà alla società di ritornare nei luoghi di cultura, ma soprattutto la cultura dovrà tornare nei teatri, negli spazi urbani chiusi e aperti, nelle piazze, nelle scuole, nei parchi, nei luoghi delle comunità.

Il teatro ci insegna anche in un periodo di forte crisi sociale ed economica di affrontare la vita con il sorriso ricordando come affermava il grande Gigi Proietti “Benvenuti al teatro, dove tutto è finto ma niente è falso.”