INTERVISTA: Il caso ACIAM, educare a una corretta differenziazione dei rifiuti

Di Valeria Mancini

Ci troviamo in Abruzzo, nella piana del Fucino, l’orto verde d’Italia, davanti i cancelli dell’impianto ACIAM spa. Molti si chiedono cosa ci faccia un impianto di trattamento rifiuti a ridosso di una zona agricola altamente specializzata, la risposta è più intuitiva di quel che sembra, si produce compost.

Approfittiamo della richiesta di visita dell’impianto da parte di tre uditori qualificati  per contattare l’amministratore delegato, il dott. Alberto Torelli, e chiedergli la disponibilità a farsi intervistare. Decidiamo così di vederci in  un tranquillo pomeriggio di maggio presso l’impianto:

Dottor Torelli, a chi appartiene l’impianto? Chiediamo a margine della visita alle linee di trattamento rifiuti.

L’impianto è dei comuni della Marsica (51%) che hanno visto nella realizzazione di un impianto di compostaggio una soluzione corretta al problema del ciclo dei rifiuti. Il restante 49% appartiene ad una società privata.

Quanti rifiuti arrivano ogni giorno?

I rifiuti trattati dall’impianto seguono due linee, una che tratta il rifiuto tal quale e che riceve tra le 220 e le 250 tonnellate al giorno e una seconda linea che tratta l’umido derivante dalla raccolta differenziata. Quest’ultima riceve circa 100 tonnellate di organico al giorno. Su base annua il compost prodotto si aggira sulle 6000 tonnellate, commercializzate principalmente sulla provincia dell’Aquila. La prima linea tuttavia nel medio periodo è destinata ad esaurirsi, grazie all’ampliamento e riconversione totale dell’impianto al trattamento esclusivo della frazione di umido differenziata.

Quanto tempo impiega un rifiuto organico a trasformarsi in compost?

Il periodo necessario affinché l’organico si trasformi in ammendante varia dai 30 ai 45 giorni. In questo periodo il rifiuto organico fermenta, raggiungendo una temperatura superiore ai 55°C e il materiale subisce un processo autonomo di igienizzazione, la temperatura viene abbassata lentamente fino al raffreddamento. Il prodotto finito è un ammendante stabile, il compost, utilizzato in agricoltura per la concimazione dei terreni. Quando pensiamo ai rifiuti pensiamo a un problema dalle soluzioni difficili, invece trasformare l’organico in un prodotto che poi viene rivenduto agli agricoltori innesca un processo virtuoso, un esempio di economia circolare.

Quanto è importante una corretta separazione dei rifiuti?

Se nelle nostre case, al momento di sparecchiare la tavola, mescoliamo gli scarti del cibo con i contenitori di plastica, di vetro o di alluminio, il sacchetto che buttiamo nel mastello dell’umido e che arriva all’impianto non è idoneo ad essere trasformato in compost. Il rifiuto organico non differenziato correttamente non potrà mai essere trattato per diventare compost.

Con questa domanda i visitatori colgono esattamente l’essenza del problema della scarsa preparazione e conoscenza dei metodi di smaltimento e lavorazione dei rifiuti, e c’era da aspettarselo, vista la curiosità vispa e quasi impertinente mostrata nel corso della visita all’impianto.

Una coscienza ecologica non può prescindere da un lavoro di informazione e formazione delle persone, fin dalla tenera età. Per Lorenzo, Vittoria e Veronica, i nostri visitatori, rispettivamente di 13, 11 e 7 anni, differenziare correttamente i rifiuti e contribuire al rispetto dell’ambiente dovrebbe essere semplice e familiare come scartare una caramella. Ma non basta, occorre informare i cittadini sul processo di smaltimento dei rifiuti adottato dal proprio comune e coinvolgerli in visite e approfondimenti.

Consapevoli che i rifiuti da problema possono diventare risorsa, accanto alla buone pratiche per la loro riduzione, dovremmo formare i ragazzi, oltre a formare noi stessi, sui corretti metodi di smaltimento.

Mancata conoscenza dei corretti metodi di separazione dei rifiuti, presenza di piattaforme ecologiche per gli ingombranti sul proprio territorio, consumo consapevole, riuso, sono tutti elementi che andrebbero insegnati con piani di formazione ad hoc nelle scuole e, da parte delle amministrazioni locali, verso i cittadini, con piani di informazione capillare, semplice e periodica.

In questo ACIAM mostra di essere sulla buona strada preparando dei piani informativi indirizzati alle scuole, che prevedono visite guidate all’impianto, con un taglio che varia a seconda del target di studenti che hanno di fronte, dalla formazione nelle scuole Primarie fino alla collaborazione con studenti universitari per la redazione di tesi di laurea sui sistemi di trattamento dei rifiuti.

Va rilevato che in Abruzzo non esistono ad oggi impianti di compostaggio a digestione anaerobica dei rifiuti, ovvero in assenza di ossigeno. Con la riconversione alla lavorazione esclusiva del rifiuto umido differenziato, l’impianto di Aielli opterà per questa soluzione. La fermentazione dei rifiuti organici in assenza di ossigeno produce un gas di sintesi che ha una componente del metano. Questa componente potrebbe essere spillata, raccolta, e utilizzata come combustibile per alimentare una centrale elettrica che potrebbe rendere l’impianto autosufficiente dal punto di vista energetico o, ancora meglio, essere convogliata in un distributore e utilizzata come biocarburante.

Il taglio divulgativo di questo articolo non è un tentativo di dipingere la presenza di un impianto di trattamento rifiuti come una situazione ideale e auspicabile.

Al contrario, cosciente delle problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti, vorrei concludere con una riflessione per il lettore: nel Fucino manca un piano di vulnerabilità dei terreni e delle acque. Manca di conseguenza un monitoraggio continuo di quanto compost viene immesso nel sistema produttivo e dello stato della falda acquifera superficiale. Non abbiamo pertanto dati certi sull’impatto che l’attività antropica e l’agricoltura intensiva provocano sulle falde acquifere sottostanti.

In altre regioni il piano di vulnerabilità dei terreni e delle acque esiste da tempo, non si comprendono le ragioni di questo ritardo soprattutto alla luce del fatto che in Marsica coesistono centrali a biomasse che producono eluati, la frazione liquida, smaltiti senza alcun controllo, oltre a due impianti di compostaggio e un sistema di depurazione civile con gravi carenze di funzionamento. Ecco, quest’articolo vuole affrontare il problema senza ipocrisie, da tutti i punti di vista.

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