L’opposizione alternativa

Di Mattia Tedeschi

Una parte del nostro Paese è rimasta politicamente orfana, senza punti di riferimento e senza rappresentanti tramite cui farsi sentire e lanciare un grido di protesta. E allora questa parte di Paese ha deciso di fare da sola, senza aspettare altri e dimostrando che qualcosa in Italia si muove. Sono persone, associazioni, gruppi che si mobilitano: una rete che cresce dal basso, interviene e manifesta per i più svariati temi. Potremmo chiamarla la “nuova opposizione popolare”, una catena umana per impedire la distruzione dei diritti, la cancellazione della memoria collettiva e lo svuotamento del reale significato delle parole.

C’è una risposta spontanea che nasce direttamente dalla società e punta a risvegliare le coscienze. Una catena umana che va da nord a sud del Paese chiamando in causa la politica Italiana, immobile e paralizzata. Una catena umana che rappresenta la nuova opposizione civile, idealista e pragmatica. Sono i semplici cittadini, le associazioni, i centri sociali, gli scrittori e gli intellettuali, i movimenti e le semplici famiglie.

Sono tutte quelle persone che hanno manifestato per Mimmo Lucano e il modello Riace, sono le famiglie di Lodi con le loro proteste, la loro raccolta fondi e le pressanti email. Sono gli sfollati del ponte Morandi, sono le donne di Verona che protestano per l’approvazione della mozione anti-aborto, sono i sindaci e i cittadini che chiedono solo sicurezza nel percorrere l’autostrada. Proteste spontanee, auto-organizzate e squisitamente civiche.

Qualcuno magari li chiama buonisti ma loro rispondono semplicemente che non si tratta di essere buoni o cattivi, si tratta di esser umani e fare ognuno la propria parte. Il loro è un attacco ad un modello economico e sociale che lascia fuori gli ultimi e i deboli, un modello che divide e separa le persone. È un modello economico e sociale sbagliato e che, quindi, va cambiato. Con la politica o da soli, con le manifestazioni di piazza ma anche con i piccoli gesti quotidiani.

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