Oggi più che mai, l’Europa vive un “attacco” frontale, chiaro, evidente, da più fronti. Perché? Lungi da me avere la pretesa di poter, in queste poche righe, trattare un argomento che è destinato ad essere dibattuto per altre centinaia di anni, ma tanto vale provare a fare un piccolissimo punto della situazione.

Inizierei dicendo che ritengo che le ragioni principali siano legate soprattutto a questioni economiche. Ma i pericoli non si limitano solo alle guerre di mercato. La stabilità dell’ UE è messa a dura prova anche da questioni politiche, sociali, culturali. L’ambizioso progetto del vecchio continente è ancora agli albori e questo di certo non semplifica il compito. Se sommiamo poi una gestione politica non impeccabile è evidente che la situazione possa sembrare, anzi lo è, quantomeno complicata.

Ma andiamo per gradi. L’Europa unita è potenzialmente uno “stato” molto competitivo, questo spaventa non poco i rivali economici, che almeno stando alle recenti inchieste hanno fatto di tutto pur di creare un clima di ostilità già dall’interno dell’Europa stessa. La rinascita di governi sovranisti in seno al nostro continente crea forti tensioni e instabilità. L’Inghilterra che vota a favore della “Brexit”, oppure i presunti finanziamenti alla Lega, per esempio,  da parte della Russia, ne sarebbero una dimostrazione eclatante, qualora  ovviamente il tutto fosse confermato. La Russia a quanto pare non è nuova ad interventi del genere, basti vedere l’appoggio, anche qui ancora presunto, alla compagna di Donald Trump.È evidente che ci possa essere quindi un interesse da parte di grandi potenze a far sì che l’Europa rimanga divisa e di conseguenza, in un mondo globalizzato, debole. Ma i problemi non si risolvono qui.

I partiti sovranisti che ho citato prima sono sicuramente un ostacolo alla riuscita del progetto, ma anche gli errori che fisiologicamente sono stati fatti, nelle e dalle nuove situazioni europee, hanno generato malcontento, soprattutto tra i popoli che maggiormente hanno subito una politica di rigore economico. Malcontento che ha permesso ai suddetti partiti antieuropeisti di cavalcare l’onda di populismo generatasi, fino ad arrivare ai piani alti dei rispettivi poteri nazionali. Di conseguenza anche ai piani alti delle istituzioni europee , che adesso vedono un dibattito politico quasi alla pari tra europeisti e antieuropeisti. Il percorso verso un’unione stabile, pacifica, collaborativa, si fa quindi più impervio.

Un altro colpo alla pacifica convivenza dei paesi comunitari lo dà sicuramente il forte afflusso di migranti che giungono dall’Africa. Anche qui probabilmente la gestione politica si è rivelata quantomeno fallace. Le istituzioni europee hanno optato per un intervento prettamente economico elargendo fondi ai paesi maggiormente coinvolti, che hanno permesso di gestire la situazione nel breve termine, ma non sono state però in grado di arrivare a soluzioni stabili e continuative. La redistribuzione equa degli immigrati resta un obiettivo lontano. il problema ha messo a nudo lo scarso collaborazionismo dei singoli paesi dell’Unione, e qui interviene l’atavico problema delle differenze culturali.  Al contrario degli Stati Uniti (esempio che amo spesso citare in merito), l’Europa è un continente con culture più forti e radicate nel territorio. Culture millenarie che hanno subito influenze lontane, disparate, diverse. Questo ha reso il continente un mix di paesi autosufficienti, ben definiti culturalmente e socialmente. Tu che stai leggendo ti senti italiano o europeo? Sfido chiunque a rispondere con la seconda opzione. Parliamoci chiaro, molti di noi nutrono tutt’oggi antipatie per i paesi vicini. La Francia, la Grecia, la Spagna e così via . Il campanilismo, più della nostra cultura,  è un ostacolo che purtroppo spesso riaffiora a livello politico anche nelle istituzioni europee. Ognuno difende il proprio territorio. La cosa è sicuramente fisiologica in qualche modo è giusto che venga perpetrata, almeno per ora, ma sicuramente non giova ad un concetto di Europa unica e unita.

Sarà un’ utopia mia personale, ma sogno di vedere un’Europa dove lo stipendio di Berlino sia lo stesso di Monferrato. Dove diritti e doveri del cittadino di Oslo siano identici a quelli del cittadino di Lisbona. Dove la tassazione e la politica siano eque ed equalitarie ovunque. Uno stato sovranazionale a motore e cuore unico insomma. E sono disposto ad attendere tutto il tempo necessario affinché ciò avvenga. Anche 500 anni.