Nel febbraio 2017, nel centro Italia già duramente provato dal sisma e da eventi atmosferici dalle conseguenze drammatiche, un movimento franoso di circa sessanta ettari di terreno spazza via più della metà dell’abitato di Ponzano. Siamo ai confini con le Marche, nel comune di Civitella del Tronto, città nota per essere stata l’ultima roccaforte a piegarsi all’invasione piemontese del 1861 e per la magnifica fortezza a oggi monumento più visitato d’Abruzzo. È qui che il 13 febbraio più di trenta famiglie hanno visto le loro case sgretolarsi e perire. È qui che una piccola ma tenace comunità ha dovuto accettare di non poter più vivere gli stessi paesaggi e gli stessi panorami.  E cosi, quando in meno di ventiquattro ore devi accettare di non aver più una casa e, ancor peggio, di non aver più un paese, o hai una comunità di cui sentirti parte o sei solo.

Fortunatamente a Ponzano questa comunità non manca e fin da subito si è attivata per poter al meglio rappresentare la propria storia e le proprie esigenze. A pochi giorni dall’attivarsi della frana, gli abitanti di questo piccolo lembo d’Abruzzo si sono riuniti in un comitato denominato “Ponzano 13 02” dividendosi ruoli e compiti in base alle capacità e alle esperienze di ognuno. A capo del comitato, Ennio Ottavi che nella frana ha visto scivolare la casa della sua famiglia, delle famiglie dei suoi due fratelli e dei suoi genitori.

Nonostante i quattro governi succedutisi, i tre commissari straordinari alla ricostruzione, due presidenti di regione e due direttori dell’ufficio speciale per la ricostruzione, la comunità di Ponzano, rappresentata dalle istituzioni locali e dal comitato, instancabilmente si è adoperata per raccontare la sua storia, rappresentare le proprie necessità e indicare un processo di ricostruzione condivisibile, plausibile ed economico.

Solo dopo diciassette giorni una delegazione del comitato, accompagnata dalla  sindaca Cristina Di Pietro, era a Roma a manifestare e a consegnare un esaustivo dossier su quanto accaduto a Ponzano all’allora Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze Paola De Micheli, divenuta poi  Commissario Straordinario alla Ricostruzione e  attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.   Ad agosto del 2017, insieme al comitato, la Sindaca riceveva l’allora Commissario Straordinario per la Ricostruzione Vasco Errani e con lui il Senatore Luciano D’Alfonso, in quei giorni Presidente della Regione Abruzzo.  Raccontare e riraccontare a Roma, a Rieti, a L’Aquila e insieme al racconto le richieste puntuali, sostenute da riflessioni di natura tecnica e giurisprudenziale; questo hanno fatto insieme comitato e amministrazione locale.

Così, accompagnati dalle istituzioni nel rimanere uniti, fin da subito i cittadini sfollati di Ponzano hanno dichiarato la volontà di delocalizzare le case perdute tutte insieme in un unico luogo. Ciò comporterà una sola urbanizzazione per tutti, nell’ottica anche di un notevole risparmio di soldi pubblici. Gli stessi soldi che, in accordo con l’amministrazione locale, i ponzanesi hanno voluto risparmiare rinunciando alle sistemazioni abitative d’emergenza, meglio note come SAE. Il passo successivo è stato quello di ottenere una copertura normativa che arriva con l’articolo 18 decies del DL 8/17 convertito poi nella legge 45/’17 che equipara il danno da frana a quello del terremoto e che trova i criteri di attuazione con l’articolo 12 dell’ordinanza n.36 dello 08/09/2017.

A distanza di due anni dall’ordinanza n.36 la comunità di Ponzano si appresta a condividere il piano attuativo riguardante l’area su cui verranno delocalizzati gli immobili perduti. Dall’attivazione della frana sono quasi mille giorni. Mille giorni in cui comunità e istituzioni locali hanno cercato e incontrato interlocutori attenti e disponibili.

Il mondo politico fin dal primo momento ha riconosciuto la virtuosità della collaborazione con la comunità di Ponzano. Coautori di un’opera ancora da compiere, comunità e politica, si smarriscono però nei meandri di procedure complesse, quasi mai a servizio della celerità e del risparmio, sempre più a servizio della macchina burocratica.

E allora è lo sgomento a farla da padrone. Lo sgomento nello scoprire che una procedura ne alimenta un’altra, e poi un’altra e poi un’altra ancora dando vita alla tessitura sempre parziale di una coperta mai pronta.  Allo sgomento segue l’imbarazzo degli amministratori locali, che devono ogni volta giustificare come sia possibile, perdere cosi tanto tempo e così tanto denaro per i contributi di autonoma sistemazione, quando l’univocità d’intenti e la condivisione degli obiettivi tra cittadini e mondo politico non hanno mai vacillato nonostante i numerosi cambiamenti di quest’ultimo.

Nei cittadini invece è palpabile un sentimento di frustrazione, non resa, frustrazione. Abituati da generazioni a fare da soli, non riescono a capire come sia possibile non raggiungere dei risultati in tempi congrui. Non capiscono come, nonostante l’impegno a collaborare fianco a fianco con gli amministratori locali, fianco a fianco dei cittadini non direttamente colpiti che hanno messo a disposizione senza esitazioni abitazioni e terreni, nonostante l’attenzione costante del mondo politico, nonostante tutto, la burocrazia sembra non riuscire in quel notevole aumento di produttività ed efficienza attraverso la spersonalizzazione e la divisione scientifica del lavoro che teorizzava Max Weber.

E allora viene spontaneo chiedersi, non sarà questa spersonalizzazione dei doveri, questa divisione dei compiti a far sentire meno responsabili di ritardi e di dispendio di denaro pubblico dei burocrati oberati da un lavoro a volte improduttivo? Non sarà questo non sentirsi artefici di un qualcosa ma esecutori di norme e procedure a non dare quello slancio a una macchina tanto ricca quanto lenta? Non sarà questo non sentirsi parte di una comunità, ma ingranaggio di un sistema, a distogliere lo sguardo dall’obiettivo reale in funzione di un asservimento al “potere degli uffici” che poco ha a che fare con le necessità dei cittadini?

Tutte queste riflessioni la comunità di Ponzano, e di certo non è la sola, le sta facendo sulla propria pelle. Impegnandosi giorno dopo giorno insieme agli amministratori locali a promuovere procedure che non perdano di vista l’obiettivo, cercando di far capire che alcune scelte sono inopportune oltre che dispendiose, cercando di dare vita a un percorso virtuoso di ricostruzione. È indubbio che riuscirà nel suo intento ma, non sarà forse ora che ci interroghiamo tutti e ci impegniamo a promuovere una cultura dell’efficacia e dell’efficienza in attesa di una cultura della prevenzione grazie alla quale, si spera, più nessuno dovrà lasciare per sempre la propria casa magari col pranzo già sulla tavola come successo agli abitanti di questa piccola frazione del comune di Civitella del Tronto?